Esteri

L’Italia può armare i droni in Medio Oriente

Via libera degli Usa alla richiesta del governo per le missioni in Afghanistan, Iraq e Yemen

Gli Stati Uniti hanno approvato la richiesta e l'Italia potrà armare due droni MQ-9 Reaper con missili Hellfire, bombe a guida laser e altre munizioni. Non solo funzioni di sorveglianza come quelle compiute fino ad ora dunque. Se il Congresso americano non bloccherà il processo avviato dal nostro paese nel 2011, Roma potrebbe dotarsi delle nuove capacità mettendosi al pari della Gran Bretagna (che li ha in uso dal 2007), l’unico Paese al quale fino ad ora è stata concessa l’esportazioni dei nuovi tipi di armi che hanno giocato un ruolo fondamentale nelle azioni militari statunitensi in Afghanistan, Iraq e Yemen. Al momento la Difesa italiana non avrebbe ricevuto «alcuna comunicazione ufficiale da parte delle autorità Usa», ma il Dipartimento di Stato americano ha dato il via libera alla fornitura di 156 missili del tipo AGM-114R2 Hellfire II, costruiti da Lockheed Martin Corp, 20 bombe a guida laser GBU-12 e 30 munizioni GBU-38, per un costo pari a 129,6 milioni di dollari. La disponibilità dei mezzi, però non sarà immediata. Passerà del tempo prima che i velivoli militari senza pilota possano entrare nella disponibilità della nostra Difesa. L'agenzia del Pentagono per la cooperazione nella sicurezza nella difesa, martedì ha informato i Deputati della questione e sulla possibile vendita al nostro paese. Il Congresso, da questo momento in poi, ha 15 giorni di tempo per decidere ed eventualmente bloccare la vendita se lo ritenesse opportuno. Questo rischio, però, sembra escluso. Dagli Stati Uniti, infatti fanno sapere che questa decisione non è stata presa con leggerezza. È stata il frutto di una valutazione attenta e minuziosa (durata quasi quattro anni) dalla quale è emerso che l'Italia può considerarsi un partner chiave per l'America, «un membro responsabile della comunità internazionale» che «è stato con noi in ogni recente operazione significativa della Nato e a guida Usa». Dopo l’ok del Congresso americano la palla passa al governo italiano. Con l’arrivo dell'autorizzazione da parte degli Usa, infatti, spetta a noi decidere se dotarci o meno delle armi richieste. Un iter che potrebbe richiedere ancora altro tempo. L’ok all’armamento dei droni da parte degli Stai Uniti, inoltre, arriva proprio quando il nostro Paese è in procinto di prolungare la permanenza in Afghanistan rispondendo all'invito di Obama anche nei confronti della crisi libica e la minaccia dell’Isis in Siria e Iraq. Proprio per proteggere gli alleati dalle minacce provenienti da Afghanistan, Siria e Iraq, la Nato si appresta a schierare i suoi droni nella base italiana di Sigonella. L'annuncio è arrivato ieri dal segretario generale dell'Alleanza, Jens Stoltenberg, che ha spiegato come i droni saranno impiegati in compiti di sorveglianza, «fondamentali per garantire stabilità e sicurezza nel sud». Al momento la nostra Aeronautica militare dispone di 12 droni tra Reaper MQ-9A, quelli che potrebbero essere armati, e Predator con compiti esclusivamente di ricognizione e sorveglianza in tre distinte missioni: nel Mediterraneo per l’attività europea anti-scafisti «EunavforMed» e per la nostra operazione «Mare sicuro», e infine in Iraq contro l’Isis.

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