Hamas ha ordinato da Gaza alle sue cellule In Cisgiordania di riprendere gli attacchi suicidi. Lo ha appreso radio Gerusalemme da imprecisate "fonti israeliane". A Gaza intanto Hamas continua a sostenere "l'intifada", ma si astiene ancora dal ricorrere al suo potenziale militare. Le fonti israeliane hanno detto che resta ancora da vedere se le cellule principali di Hamas in Cisgiordania, a Nablus e a Hebron, abbiano mantenuto la capacità logistica di condurre attacchi suicidi. L’Autorità nazionale palestinese parla di 44 arabi morti e 1800 feriti nelle recenti violenze che hanno visto l’uccisione di 8 israeliani ed il ferimento di altri 30. L’attentato di ieri sera nella stazione di Beer Sheva, in cui un israeliano è stato ucciso e 6 feriti, è stato commesso da Mohamed al-Okhbi, 21 anni, del villaggio beduino di Hura, lasciando intendere che la rivolta trova reclute anche nelle tribù arabe del Negev. Parole di terrore "Questa intifada continuerà fino alla liberazione di Gerusalemme, della Cisgiordania e della intera Palestina. Sosterremo l'intifada di Gerusalemme col nostro lavoro e col nostro sangue". Queste le parole del dirigente di Hamas Fathi Hammad, il quale, "ironizzando" sulla paura degli israeliani per i coltelli degli attentatori palestinesi, ha aggiunto: "Allah è grande e il coltello vincerà". Nel frattempo un altro dirigente di Hamas, Mahmud a-Zahar ha detto di augurarsi che le violenze in corso sfocino in una "intifada armata". In una intervista a un sito web islamico di Gaza ha aggiunto che a suo parere i palestinesi devono nella fase attuale ricorrere alle armi "perché è appunto quello che i sionisti stanno facendo". La posizione di Gerusalemme Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha deciso di bloccare la costruzione di ulteriori muri di divisione a Gerusalemme, dopo l'attentato a Beer Sheba, tra le cui vittime c'è anche un immigrato eritreo scambiato per terrorista. La decisione di innalzare una barriera tra un quartiere arabo e uno ebraico ha causato una ondata di proteste, anche all'interno dello stesso governo, perché visto come un segno di paura e di ripartizione della Città Santa che Israele rivendica come capitale "indivisibile". Il ministro dei Trasporti, Yisrael Katz, ha chiesto la rimozione immediata del muro, "percepito come un risultato e un premio al terrore". Katz ha proposto però di difendere le case di Armon Hanatziv, quartiere ebraico nella zona sud di Gerusalemme Est che confina con quello arabo di Jabel Mubaker, con misure alternative, come posizionare forze di sicurezza e cecchini sui tetti delle case a Jabel Mubaker. "Azioni aggressive contro le infrastrutture del terrore" sono state chieste anche da altri ministri del Likud e di Focolare ebraico, tra cui il ministro della Difesa, Moshe Yaalon. In numerose città israeliane è stato vietato agli operai arabi addetti alla manutenzione di entrare nelle scuole durante gli orari di lezione. Per evitare accuse di discriminazione, la misura, voluta per garantire la sicurezza degli scolari, sara' applicata anche agli operai ebrei. A sospendere i lavori di manutenzione durante gli orari delle lezioni, sono al momento Tel Aviv, Rishon Letzion, Hod Hasharon, Guivataim e Rehovot. Sale la tensione Intanto è salito a 2 morti e 11 feriti il bilancio del peggiore attentato dall'inizio di quella che viene definita la III intifada. Un palestinese Asam al-Araj proveniente dal sobborgo di Gerusalemme di Shuafat, è stato eliminato dalla polizia al termine di un prolungato scontro a fuoco. L'uomo ha aperto il fuoco contro un gruppo di persone nella stazione degli autobus. La vittima è un soldato israeliano. L'attentatore ha prima ucciso il soldato con una pistola per poi impadronirsi del suo fucile d'assalto con cui ha colpito le altre persone. Ma successivamente è deceduto anche un immigrato eritreo, ferito a colpi d'arma da fuoco dalle forze di sicurezza che lo avevano scambiato per un secondo terrorista. L'uomo era stato anche aggredito e quasi linciato dalla folla inferocita dopo l'attacco e non e' riuscito a sopravvivere. La polizia ha aperto una inchiesta per individuare i responsabili del pestaggio. Il segretario di Stato Usa John Kerry, che in settimana incontrera' sia Netanyahu che il presidente palestinese Abu Mazen, ha chiesto la fine delle violenze, mentre Israele ha convocato l'ambasciatore francese per avere spiegazioni sulla proposta della Francia, rifiutata, di una presenza multinazionale a garanzia della Spianata delle Moschee a Gerusalemme.
Hamas sfida Israele: "Intifada fino alla liberazione della Palestina"
Il movimento di liberazione ordina alle cellule in Cisgiordania di iniziare gli attacchi suicidi. L’Anp: 44 morti e 1800 feriti nell’escalation. Netanyahu ferma la costruzione del nuovo muro
