Proprio quando l’arcivescovo di Vienna, il cardinale Schoenborn, invita la Chiesa a «tornare» al concilio di Gerusalemme, quello dei tempi apostolici, in cui, dopo una discussione aspra, di fronte alle parole di Pietro «tutta l’assemblea tacque», Papa Francesco ribadisce «la necessità e l'urgenza di pensare a "una conversione del papato"», rimettendo in discussione il primato di Pietro. Parole destinate ad alimentare un nuovo dibattito nella Chiesa cattolica e non solo, visto che Francesco non si nasconde che «l’impegno a edificare una Chiesa sinodale (...) è gravido di implicazioni ecumeniche». Il Pontefice ha pronunciato il suo discorso durante quella che è stata una pausa nei lavori del Sinodo sulla famiglia per celebrare i 50 anni dell’istituzione dell’organismo voluto da Paolo VI per rafforzare la collegialità nella Chiesa dopo il Concilio Vaticano II. E «il cammino della sinodalità è il cammino che Dio si aspetta dalla Chiesa del terzo millennio» ha detto il Papa. In questa occasione più che parlare della famiglia, Francesco ha parlato del Sinodo, del rapporto tra i vescovi e dei vescovi con il Pontefice. E soprattutto del ruolo del Papa: «Sono persuaso - ha detto - che, in una Chiesa sinodale, anche l'esercizio del primato petrino potrà ricevere maggiore luce. Il Papa non sta, da solo, al di sopra della Chiesa; ma dentro di essa come Battezzato tra i Battezzati e dentro il Collegio episcopale come Vescovo tra i Vescovi, chiamato al contempo – come Successore dell'apostolo Pietro – a guidare la Chiesa di Roma che presiede nell'amore tutte le Chiese». Poi ha ribadito «la necessità e l'urgenza di pensare a "una conversione del papato"» già annunciata nella Evangelii Gaudium. Dunque nella visione di Francesco la Chiesa «non è altro che il "camminare insieme" del Gregge di Dio sui sentieri della storia incontro a Cristo Signore» pertanto «al suo interno nessuno può essere "elevato" al di sopra degli altri. Al contrario, nella Chiesa è necessario che qualcuno "si abbassi" per mettersi al servizio dei fratelli lungo il cammino». E ha ricordato ai 270 padri sinodali che lo ascoltavano, imsieme agli uditori e ai delgati fraterni delle altre confessioni, che «l'unica autorità è l'autorità del servizio, l'unico potere è il potere della Croce». In quest’ottica in cui il ministero petrino sembra assumere più le funzioni di «primus inter pares», simili a quelle del Patriarca ecumenico nelle Chiese ortodosse, che quelle di Vicario di Cristo, il Papa ribadisce l’importanza delle Conferenze episcopali e «la necessità di procedere in una salutare "decentralizzazione"». Ovviamente non si tratta di una «delega» di responsabilità, di una rinuncia alle prerogative papali: «il cammino sinodale culmina nell'ascolto del Vescovo di Roma, chiamato a pronunciarsi come Pastore e Dottore di tutti i cristiani - ha ricordato Francesco - Il fatto che il Sinodo agisca sempre cum Petro et sub Petro (dunque non solo cum Petro , ma anche sub Petro ) non è una limitazione della libertà, ma una garanzia dell'unità. Infatti il Papa è, per volontà del Signore, "il perpetuo e visibile principio e fondamento dell'unità tanto dei Vescovi quanto della moltitudine dei fedeli"». Dunque «la sinodalità, come dimensione costitutiva della Chiesa» diventa «la cornice interpretativa più adeguata per comprendere lo stesso ministero gerarchico». L’obiettivo, comunque, resta quello della «salvezza delle anime». Lo stesso card. Schoenborn, nel suo intervento, ha ricordato che «discussioni accese, liti addirittura, e l’intenso disputare fanno naturalmente parte del cammino sinodale. Già a Gerusalemme fu così. Ma lo scopo dei dibattiti, lo scopo dei testimoni è il discernimento comune del volere di Dio. Anche quando si vota (come alla fine di ogni sinodo), non si tratta di lotte di potere, di formazioni di partiti (di cui poi i media con piacere riferiscono), ma di questo processo di formazione comunionale del giudizio, come lo abbiamo visto a Gerusalemme».
"Il Papa non sta sopra la Chiesa". In discussione il primato di Pietro
Nel cinquantesimo anniversario dell'assemblea istituita da Paolo VI clamorosa "apertura" di Francesco
