Tutti in divisa e con il fucile in mano, dai 14 anni in su, come l’ultima difesa di Berlino, epilogo della seconda Guerra Mondiale. Il nuovo Hitler si chiama Al Baghdadi che pretende di mandare in guerra anche i bambini. E il reclutamento forzato avviene con l’inganno: i bambini maschi al di sopra dei 14 anni che vivono nei dintorni di Raqqa, la città siriana capitale dello Stato Islamico, hanno tutti il dovere di presentarsi con l’obbligo di pregare in moschea. Ma la religione c’entra poco: i miliziani del Califfato stanno reclutando tutti quelli che possono, anche i più piccoli. La notizia è stata diffusa dal sito «Raqqa is being slaughtered silently», che già da tempo denuncia il fenomeno dei bambini-soldato dello Stato Islamico. Sul sito è mostrato un volantino nel quale viene spiegato dove presentarsi, in realtà, sottolineano gli attivisti per i diritti civili, quello della preghiera è un pretesto, l’annuncio serve a compilare delle liste di coscrizione. L’Isis, che da tempo addestra anche i più giovani al combattimento, sta disperatamente cercando nuove forze per i suoi battaglioni. E lo fa perché la città di Raqqa è divenuto l’inevitabile bersaglio di una serie di raid e di attacchi anche via terra da parte della coalizione anti Stato Islamico. I ragazzini, anche giovanissimi, vengono spesso costretti dai terroristi dell’Isis ad assistere alle esecuzioni. In alcuni casi sembrerebbe che vengano trasformati in boia, oltre che in bambini soldato. Ma non solo. Se i figli dei foreign fighters sono spesso reclutati per volontà degli stessi genitori, nel caso dei ragazzi locali, l’Isis costringe con la forza e con il ricatto le famiglie a mandarli nei campi di addestramento per i «cuccioli di leone del Califfato». Carne fresca che potrebbe molto presto venire comoda ai miliziani del Califfato se le cose dovessero mettersi male nella loro capitale. Intanto il complesso residenziale di al Tameem nella zona sud di Ramadi, a circa 100 chilometri da Baghdad, è stato completamente liberato dal controllo dei terroristi dell’Isis. Lo ha riferito un funzionario militare iracheno illustrando i progressi compiuti dell’esercito nelle operazioni per la liberazione della provincia occidentale di al Anabar. Le forze di sicurezza irachene hanno compiuto progressi significativi nell’area intorno a Ramadi, mentre l’offensiva per liberare la città dallo Stato islamico sarà lanciata presto. Il capo del comando della provincia occidentale sunnita al Anbar, generale Ismail Mahalawi, ha riferito che «le forze di sicurezza hanno issato la bandiera irachena sul ponte Albu Farraj» sull’Eufrate. «O grande popolo, l’ora della vittoria contro la banda criminale dello Stato islamico si avvicina», ha detto il generale in un comunicato del comando delle operazioni congiunte nella provincia di al Anbar.
Al Baghdadi come Hitler: tutti arruolati dai 14 anni in su
La proposta dell'Isis che pretende di mandare in guerra anche i bambini
