Esteri

Italiano rapito dall’Isis nelle Filippine

Il gruppo indipendentista vorrebbe fondare uno stato islamico contrapposto a Manila

Si sono finti clienti e poi lo hanno immobilizzato e portato via dentro un furgone bianco. Un imprenditore italiano di 56 anni, Rolando Del Torchio, è stato rapito ieri nel sud Filippine da un commando, composto da almeno sette uomini armati, entrato nel ristorante di sua proprietà con la scusa di consumare una pizza. Sulla vicenda indaga la polizia locale, che tra le varie piste segue anche quella del terrorismo di matrice islamica. Proprio nella zona in cui è stato sequestrato l'uomo, l'isola di Mindanao nel sud del paese, è operativo, tra gli altri, il gruppo jihadista di Abu Sayyaf, che nel luglio scorso ha giurato fedeltà all'Isis. Dopo aver fatto finta di essere dei normali avventori, dunque, i rapitori hanno aggredito il 56enne originario della provincia di Varese. Poi lo hanno caricato sul mezzo diretto a Barangay Miputak, dove hanno in seguito preso un motoscafo per allontanarsi dall’isola. Nei locali della pizzeria "Ur Choice Cafè", a Dipolog City, durante i rilievi le forze dell'ordine hanno ritrovato occhiali da sole, probabilmente utilizzati dai rapitori, e alcune scatole di cartone dove si sospetta nascondessero le armi per il sequestro. La notizia è stata divulgata dai media locali e nel pomeriggio di ieri la Farnesina, attraverso l'Ambasciata d'Italia a Manila, ha confermato il sequestro di Rolando Del Torchio, "prelevato da ignoti nel suo ristorante nel sud delle Filippine". L'Unità di crisi del ministero degli Esteri ha anche spiegato "che sono già stati attivati gli opportuni canali". Le indagini, al momento, non escludono alcuna pista ma certamente quella dell'integralismo islamico legato all'Isis è una delle più probabili. Proprio il gruppo di Abu Sayyaf ha dichiarato l'obiettivo di creare nel sud delle Filippine, dove vive la maggior parte dei musulmani (il 5% della popolazione) un Califfato sul modello di quello istituito in Siria da Abu Bakr al-Baghdadi. Il Paese, però, è a maggioranza cristiana e proprio questo elemento è stato motivo di destabilizzazione con attentati e sequestri, molti di questi ad opera proprio del gruppo Abu Sayyaf, inserito nella lista delle organizzazioni terroristiche mondiali insieme a Jemaah Islamiyah e New People’s Army, sempre operativi nella stessa zona. Proprio il movimento di Abu Sayyaf, nonostante secondo fonti locali non superi i 400 membri, è considerato tra i più violenti e finanzia le sue attività attraverso il sequestro di persone, rapine ed estorsioni. Del Torchio, che prima di fare il ristoratore era un missionario del Pontificio istituto missioni estere, Pime, era arrivato nelle Filippine alla fine degli anni ’80, operando dapprima nella città di Sibuco, Zamboanga del Nord, per poi trasferirsi a Dipolog, dove una volta dismessi gli abiti talari, aveva deciso di aprire una pizzeria. Qui, per un periodo, aveva anche collaborato con una Ong che aiutava i contadini. Nella città filippina, però, ha anche maturato la decisione di abbandonare il sacerdozio perché «non poteva più accettare l'autorità morale della Chiesa», aveva detto ai tempi. Una scelta difficile, che spiegò durante un'intervista in cui dichiarò: «Sono deluso quando mi lamento per la corruzione o per un leader religioso che compie cattive azioni e la Chiesa si limita a trasferirlo in un altro posto. Quando vedo la pedofilia, e la Chiesa non agisce, sono frustrato». La scelta di non essere più un prete, però, non lo ha allontanato dalle Filippine, dove ha deciso di continuare a vivere e lavorare aprendo proprio la pizzeria "Ur Choice Cafè", dove ieri pomeriggio è stato rapito.

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