Esteri

Nuovi raid russi in Siria. Mosca teme ritorsioni dell'Isis

Uccisi ancora civili. Accordo tra Kerry e Lavrov per l'avvio urgente di colloqui tra comandi militari americani e del Cremlino. Mogherini: "Obiettivo è lotta ai terroristi"

Secondo giorno di raid russi in Siria. Secondo quanto riferito dalla televisione libanese al-Mayadeen, sarebbero state colpite le postazioni dell'Esercito della conquista nel nordovest del Paese. Secondo quanto riferito, i raid hanno colpito alcune aree nei pressi della città strategica di Jisr al-Shughour, e zone di Hama e della provincia di Idlib. Quest'ultima era stata conquistata nei mesi scorsi dall'Esercito della conquista, un'alleanza che include il Fronte al-Nusra, affiliato di al Qaeda in Siria, e Ahrar al-Sham, oltre a vari gruppi islamisti. I raid russi sono iniziati ieri e, a detta di Mosca, hanno colpito le postazioni dello Stato islamico a Homs, ma gli Stati Uniti sostengono che invece a finire sotto attacco sia stata l'opposizione al regime del presidente Bashar al Assad.  Il ministro degli Esteri Lavrov ha negato che gli attacchi siano stati diretti contro obiettivi diversi da quelli dell'Isis. Lo scrive Interfax precisando che Lavrov ha detto a New York di aver spiegato a John Kerry che "le voci secondo cui i bersagli di questi raid sarebbero obiettivi non Isis sono infondate". Tra l'altro sarebbe in piedi un accordo  tra Kerry e Lavrov per l'avvio urgente di colloqui tra comandi militari americani e russi.     La Russia nega obiettivi non Isis Il Cremlino ha puntato molto sulla "difesa degli interessi nazionali" e sulla necessità di impedire che l'Isis "arrivi da noi" per giustificare in patria l'avvio dei raid aerei in Siria, ma l'opinione pubblica non appare convinta e alcuni media e figure dell'opposizione alzano l'allarme sul rischio di "risposte asimmetriche" del Califfato. In questi giorni le tv vicine al governo si sono focalizzate sulla necessità e la legittimità dei raid di Mosca, ma i sondaggi mostrano che la popolazione non è favorevole all'intervento militare. Stando a un recente rilevamento del centro indipendente Levada, il 69% è contrario all'invio di truppe in Siria, anche se la percentuale di quanti sostengono il regime di Bashar al Assad è aumentata, passando in due anni dal 29 al 36%. Pesa il timore di attentati in un Paese che negli ultimi 15 anni ha pagato un pesante tributo di sangue al terrorismo islamico, sia pure di matrice caucasica.  "Dobbiamo ricordare che la posta nel gioco in cui è entrata la Russia è molto più alta della sola Siria - ha scritto su Facebook il politico d'opposizione Vladimir Gudkov - abbiamo messo in gioco la nostra reputazione e la nostra stessa sicurezza, vi è la possibilità di ritorsioni dell'Isis direttamente sul territorio russo". "Ci sono pericoli non ovvi - ha avvertito oggi il popolare quotidiano Moskovsky Komsomolets - pericoli che in linea di principio si possono prevedere ma la cui probabilità e dimensione è quasi impossibile da calcolare. Il primo di questi pericoli è il rischi di una 'risposta asimmetricà dell'Isis in Russia sotto forma di attacchi terroristici su vasta scala". Secondo una fonte al Cremlino dello stesso giornale "l'Isis in ogni caso avrebbe colpito in Russia in modo asimmetrico e tanto più a lungo avessimo ritardato la soluzione del problema Isis li' dove ha avuto origine, tanto piu' grande sarebbe stata la risposta". Di "potenziale impantanamento della Russia nella palude siriana" parla il quotidiano economico Vedomosti, ricordando i "vergognosi" 10 anni in cui si provasse l'intervento sovietico avviato nel 1979 in Afghanistan. "Dove è la garanzia che non saremo testimoni di una serie di attentati sul nostro territorio?" si chiede il giornale. Non esprime giudizi "Il presidente Vladimir Putin ha spiegato ieri, prima di in incontro con i membri del governo, perché la Russia sta entrando nella Terza guerra mondiale, questa volta con il terrorismo internazionale", sentenzia Kommersant riportando i contorni dell'operazione russa in Siria come delineati ieri dal capo del Cremlino.    Mogherini: "Obiettivo è lotta al terrorismo" Mogherini, obiettivo è lotta a Isis, agire coordinati - "Se l'obiettivo resta quello di attaccare l'Isis è bene farlo congiuntamente, o almeno in coordinamento": così l'Alto Rappresentante per gli Affari esteri dell'Ue, Federica Mogherini, commentando i raid russi in Siria. "Gli obiettivi - ha detto - sono due e vanno insieme: lotta all'Isis e avvio di un processo politico di transizione in Siria".

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