La Russia scende in campo contro l’Isis. Ieri ventotto caccia da combattimento hanno bombardato i miliziani del Califfato a Latakia, Hama e Homs. «Lo abbiamo fatto su richiesta del presidente siriano Bashar al Assad, nel pieno rispetto del diritto internazionale», ha fatto sapere il Cremlino, sottolineando che l’intervento è legale e non «come quello dei Paesi della coalizione guidato dagli Usa, avvenuto unilateralmente». Il Consiglio della Federazione (la Camera alta del parlamento) ha approvato «l’impiego di militari all’estero», dando al presidente russo Vladimir Putin l’autorizzazione a far partire quella che la Chiesa ortodossa ha definito «lotta sacra» contro il terrorismo. A presentare la richiesta del Cremlino al Senato sono stati il capo dell’amministrazione presidenziale Serghei Ivanov, il viceministro degli Esteri Mikhail Bogdanov e il viceministro della Difesa Nikolai Pankov. L’intervento russo arriva ad appena due giorni dal faccia a faccia tra Putin e il presidente americano Barack Obama in cui è stato concordato di coordinare le azioni contro l’Isis, ma che ha registrato distanza di vedute tra i due leader. Perché i russi vogliono pacificare la regione mantenendo (almeno per un certo periodo) Assad al potere, mentre gli Usa sono favorevoli ad un immediato cambio del governo. L’iniziativa di Mosca ha l’appoggio non solo della Siria ma anche di Iran e Iraq, la cui capitale Baghdad con il Centro di coordinamento per la condivisioni di materiale di intelligence, è il punto di riferimento per le operazioni del Cremlino in Siria. Le operazioni dell’aviazione russa si svolgeranno in «un arco di tempo definito» e «non potranno andare avanti indefinitamente». Non verranno impiegate truppe di terra. Secondo fonti statunitensi la Russia «avrebbe colpito aree dove l’Isis non è presente». In campo, proprio tra Homs e i confini con il Libano, c’è comunque il Fronte Al Nusra, branca mediorientale di Al Qaeda e tra gli obiettivi di Mosca c’è quello di impedire il rientro in patria dei numerosi russi (l’intelligence parla di 2.400) già arruolati dallo Stato islamico e dalle organizzazioni terroristiche presenti nella regione. Che, una volta tornati a casa, potrebbero mettere a segno attentati. Lo stesso motivo che ha spinto tre giorni fa anche la Francia a bombardare postazioni dei jhiadisti. In Siria sarebbero presenti oltre 30mila i miliziani provenienti da 60 Paesi. Un funzionario russo ha informato l’ambasciata americana a Bagdad dell’avvio delle operazioni. «I raid aerei del Cremlino in Siria non modificherà la strategia della coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti, che dall’agosto del 2014 combatte l’Isis in questo Paese e in Iraq», ha affermato John Kirby, portavoce del Dipartimento di Stato Usa.
La Russia entra in guerra contro l’Isis
Raid del Cremlino su Homs, Latakia e Hama. Putin: abbiamo l’ok di Assad Secondo gli americani bombardate zone dove non ci sono forze del Califfato