Esteri

Lotta all'Isis, primi raid aerei russi in Siria. Obama: "Putin si fermi"

Assad chiede aiuto, Putin risponde e chiarisce: "Impegno militare temporaneo. Non invieremo truppe". Renzi invoca l'intervento dell'Onu. LEGGI ANCHE Bombardieri Usa su Aleppo

La Russia ha cominciato i raid aerei in Siria. A darne notizia l'amministrazione americana che ha spiegato che il Cremlino aveva avvisato preventivamente la Casa Bianca. Dopotutto era stato il Parlamento russo, proprio stamattina, a dare il via libera all'azione militare richiesta dal presidente Vladimir Putin. Una risposta all'appello del presidente siriano Bashar al-Assad che, con una lettera indirizzata al Cremlino, ha invocato "l'aiuto militare" di Mosca. Non a caso da Damasco fanno sapere che gli attacchi sono stati condotti congiuntamento da Mosca e dall'aviazione siriana e hanno riguardato "posizioni terroristiche nelle province di Hama, Homs e Latakia". Mentre Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino, spiega che "l'utilizzo di Forze Armate sul territorio di un Paese terzo è possibile unicamente in forza di una risoluzione delle Nazioni Unite o su domanda del governo legittimo di tale Paese. In questo caso, la Russia sarà di fatto il solo Stato ad agire su basi legittime. Appunto, dietro richiesta del presidente della Siria".  E lo stesso Putin, nel corso di una riunione di governo, assicura che "l'impegno militare russo in Siria sarà temporaneo. L'unico modo per affrontare il terrorismo è agire in modo preventivo. Non invieremo truppe sul terreno ma ci limiteremo a fornire appoggio dall'aria alle forze siriane".      Malumore Usa Nonostante "l'avvertimento preventivo" gli Stati Uniti non sarebbero affatto contenti dell'intervento militare russo. Non fosse altro perché nato da una richiesta di Assad, il "tiranno" che l'America vorrebbe cacciare. E così una fonte statunitense riferisce una frase detta dal Segretario di Stato John Kerry al suo collega russo Sergei Lavrov: "I russi si muovono contro l'asserita volontà di una de-escalation in Siria. Ciò che accade non aiuta in questa direzione".     La denuncia delle ong Almeno 27 persone sarebbero rimaste uccise nei raid aerei sulla provincia di Homs. Lo denuncia arriva dall'Osservatorio siriano per i diritti umani, ong con sede in Gran Bretagna legata agli oppositori di Assad. Secondo gli attivisti, tra le vittime delle operazioni contro le "città di al-Rasatan e Talbisah e il villaggio di al- Zàfaranah", ci sono "cinque donne e sei bambini". L'Osservatorio non esclude che nelle prossime ore possa continuare a salire il bilancio delle vittime.      La posizione italiana Intervenendo alla Camera durante il question time, il premier Matteo Renzi ha illustrato la posizione del nostro Paese rispetto a quello che sta accadendo in Siria: "Riteniamo sia molto positivo che il presidente russo e quello degli Stati Uniti d'America siano tornati a parlarsi, ma non ci nascondiamo le preoccupazioni per cosa sta accadendo in queste ore. La nostra posizione rimane nel solco delle Nazioni Unite. Non si crei ancora una volta un modello per cui, dopo quattro anni di guerra, l'assenza di governo porta all'esplosione di pezzi interi di medioriente". "Mi ha molto colpito - ha aggiunto -, in occasione degli incontri a margine dell'assemblea generale delle Nazioni Unite, notare come dai colloqui con i giornalisti le domande sull'Italia non erano più quelle dello scorso anno. Quest'anno ci hanno chiesto la nostra posizione sul Mediterraneo, sulla Libia e sulla Siria. La fase di crisi è alle spalle, mentre consolidiamo la ripresa occorre chiarire il nostro ruolo. E il nostro ruolo è rimettere al centro il Meditterraneo, il nostro punto di riferimento rimane la posizione dell'inviato Staffan De Mistura".     Il "pacifista" Corbyn Anche il partito Laburista britannico guidato dal neo-leader pacifista Jeremy Corbin è pronto a votare a favore di un'eventuale partecipazione del Regno Unito ai raid aerei contro lo Stato Islamico in Siria, a condizione che gli attacchi abbiano una "autorizzazione chiara e senza ambiguità" da parte delle Nazioni Unite. In realtà la posizione personale di Corbyn rimane contraria.     Inchiesta francese Intanto la magistratura francese ha aperto un'inchiesta per "crimini contro l'umanità" nei confronti del regime di Bashar al Assad. L'indagine riguarda presunti crimini commessi dal regime di Damasco tra il 2011 e il 2013 e si basa sulla testimonianza di un ex fotografo della polizia militare siriana, fuggito dal Paese nel 2013 con 55mila fotografie comprovanti gli abusi e le brutalità commesse nel corso del conflitto.

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