La Francia bombarda i campi di addestramento dell’Isis in Siria alla vigilia dell’assemblea generale dell’Onu. A poche ore dall’incontro, a New York, tra il presidente statunitense Barack Obama e quello russo Vladimir Putin, proprio per parlare di Siria e di terrorismo internazionale, l’Eliseo ha sorpreso il mondo. Ieri, a mezzogiorno in punto, ha annunciato di aver bombardato la Siria per «lottare contro la minaccia costituita dal Daesh». L’ha fatto a Deir El Zor dove ci sono i campi di addestramento dei miliziani ma anche il più grande impianto di estrazione del gas caduto nelle mani del Califfato. Il presidente Francois Hollande ha chiarito di aver agito a seguito «delle informazioni raccolte nel corso delle operazioni aeree effettuate nelle ultime settimane, in coordinamento con i partner della coalizione». E che non sarà certo l’ultimo raid: «Colpiremo ogni volta che la nostra sicurezza sarà in gioco». A spiegare il bombardamento a sorpresa operato da sei caccia Mirage 2000 e sei Rafale dell’aviazione di Parigi è stato poi il primo ministro Manuel Valls: «Abbimo colpito le roccaforti dell’Isis dove si sono addestrati quelli che attaccarono la Francia». Lasciando intendere collegamenti con gli attentati di Parigi dello scorso gennaio. La Francia avrebbe dunque agito per legittima difesa in base all’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite. Sono circa 30mila gli stranieri entrati in Siria dal 2011 per combattere a fianco dello Stato Islamico e il numero dei volontari è raddoppiato lo scorso anno. Arrivano da cento Paesi diversi. Secondo il Pentagono ci anche 250 jhiadisti partiti dagli Usa. Il blitz alla vigila della settantesima assemblea generale dell’Onu che si terrà questa mattina e che ha richiamato a New York 150 Capi di Stato e di governo, ha sollevato non poche polemiche. All’ordine del giorno nel Palazzo di Vetro c’è la pacficazione della Siria, la lotta al terrorismo l’emergenza profughi (dalla Siria generata). Ci saranno pure il presidente cinese Xi Jinping, il palestinese Mahmoud Abbas e il premier israeliano Benyamin Netanyahu. Unica assente la cancelliera tedesca Angela Merkel , atterrata a New York ma ripartita (inspiegabilomente) prima dell’inizio dell’assemblea. C’è chi, come la Russia, vorrebbe risolvere il conflitto con il coinvolgimento di Damasco e del legittimo presidente Bashar Assad e chi, invece, vorrebbe un governo tutto nuovo composto dall’opposizione moderata e filo-occidentale. «Di certo non servono altre guerre», rilancia il primo ministro italiano Matteo Renzi. «Bisogna evitare iniziative come quelle in Libia, dove all’intervento armato non ha fatto seguito una scommessa politica». Di certo, secondo Palazzo Chigi, «non si può prescindere dal coinvolgimento di Mosca nel pacificare la regione». «I francesi avevano annunciato l’iniziativa», ricorda Renzi. Hollande l’aveva prospettata il 7 settembre scorso. Però non era sicura. Palazzo Chigi insiste: «L'Italia non fa blitz ma collabora con la coalizione internazionale». «Se Assad cadesse c’è il rischio che arrivino 14 milioni di profughi», mettono in guardia i deputati M5S della Commissione Affari Esteri. «L’unico esercito che può contrastare l’Isis è l’esercito di Assad, amico di Putin ma non di Obama», sostiene l’ex premier Romano Prodi. «Se il colloquio Usa-Russia va avanti il terrorismo va davvero in difficoltà. Rinforzano Assad, non hanno alternativa, sono gli unici scarponi che sono sul terreno. Il nemico comune è l’Isis».
La Francia a sorpresa bombarda l’Isis
Oggi all’Onu incontro Obama-Putin sull’emergenza Siria. Renzi: niente guerre
