Esteri

Il Papa: «Senza famiglia non c’è Chiesa»

Milioni di fedeli alla Messa finale: «Siete un miracolo per il mondo di oggi»

Papa Francesco ha concluso nella notte il suo viaggio apostolico negli Stati Uniti chiudendo l’8° incontro mondiale delle famiglie con la Messa celebrata nel Benjamin Franklin Parkway a Philadelphia. E dopo la veglia, in cui si sono esibiti tra gli altri Bocelli e Aretha Franklin, tutta la giornata è stata dedicata al tema della famiglia, a cominciare dall’incontro con i vescovi presenti all’evento, ai quali Francesco ha ricordato che «la famiglia, per la Chiesa, non è prima di tutto un motivo di preoccupazione, ma la felice conferma della benedizione di Dio al capolavoro della creazione». «Il primo slancio pastorale che questo impegnativo passaggio d’epoca ci chiede - ha aggiunto - è proprio un passo deciso nella linea di questo riconoscimento. La stima e la gratitudine devono prevalere sul lamento, nonostante tutti gli ostacoli che abbiamo di fronte. Senza la famiglia, anche la Chiesa non esisterebbe». Le parole del Papa sono sembrate quasi una correzione di rotta nella prospettiva del Sinodo: il primo obiettivo è riproporre la bellezza della famiglia. E le difficoltà, che pure ci sono, vanno affrontate in un’ottica diversa. Il Pontefice non dimentica «la profonda trasformazione del quadro epocale, che incide sulla cultura sociale – e ormai purtroppo anche giuridica – dei legami familiari». Un quadro in cui sembra che «la cosa più importante» sia «andare dietro all’ultima tendenza, all’ultima attività» anche «a livello religioso. Ciò che è importante oggi - dice il Papa - sembra determinarlo il consumo. Consumare relazioni, consumare amicizie, consumare religioni... Non importa il costo né le conseguenze. Un consumo che non genera legami». «Dobbiamo condannare i nostri giovani per essere cresciuti in questa società? - si chiede il Papa - Dobbiamo scomunicarli perché vivono in questo mondo? Non credo che sia questa la strada». Francesco è convinto che non ci sia disaffezione per la famiglia da parte dei giovani: «Sono forse diventati irrimediabilmente tutti pavidi, deboli, inconsistenti? Non cadiamo nella trappola. Molti giovani, nel quadro di questa cultura dissuasiva, hanno interiorizzato una specie di inconscia soggezione, hanno paura, una paura inconsapevole, e non seguono gli slanci più belli e più alti, e anche più necessari». Il compito dei pastori, pertanto, è quello di «rilanciare l’entusiasmo per la nascita di famiglie più pienamente rispondenti alla benedizione di Dio», di «entusiasmare i giovani perché corrano questo rischio», un «rischio di fecondità e di vita», di «mostrare che il Vangelo della famiglia è davvero "buona notizia" in un mondo dove l’attenzione verso sé stessi sembra regnare sovrana! Non si tratta di fantasia romantica - ha detto il Papa - Sono le famiglie che trasformano il mondo e la storia». Durante l’omelia della Messa celebrata davanti a due milioni di persone il Pontefice ha esaltato i quotidiani «gesti di tenerezza, di affetto, di compassione» che «fanno sì che la vita abbia sempre sapore di casa. La fede cresce quando è vissuta e plasmata dall’amore. Perciò le nostre famiglie, le nostre case sono autentiche Chiese domestiche: sono il luogo adatto in cui la fede diventa vita e la vita diventa fede». «Siamo tanti oggi a partecipare a questa celebrazione, e questo è già in sé stesso qualcosa di profetico, una specie di miracolo nel mondo di oggi - ha concluso Francesco - Come sarebbe bello se dappertutto, anche al di là dei nostri confini, potessimo incoraggiare e apprezzare questa profezia e questo miracolo!». In precedenza il Papa aveva visitato il carcere di Curran-Fromhold. Ai detenuti ha detto che «tutti abbiamo qualcosa da cui essere puliti e purificati». «Sono venuto qui come pastore, ma soprattutto come fratello - ha aggiunto il Papa - a condividere la vostra situazione e a farla anche mia» incoraggiando i carcerati perché «questo momento nella vostra vita può avere un unico scopo: tendere la mano per riprendere il cammino, perché aiuti al reinserimento sociale».

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