Trentasette applausi e otto standing ovation. Basterebbero i numeri per dimostrare il successo del discorso di Francesco al Congresso americano, prima volta nella storia di un Pontefice. Il Papa ha riletto e rilanciato il sogno americano, partendo dalle radici della storia degli Stati Uniti, «terra dei liberi e casa dei valorosi». E citando quattro figli dell’America (Lincoln, Martin Luther King, Dorothy Day e Thomas Merton), ha affrontato i temi che gli stanno a cuore in questo viaggio. LIBERTÀ Il Pontefice ha messo in guardia da ogni fondamentalismo: «Siamo tutti pienamente consapevoli, ed anche profondamente preoccupati, per la inquietante l’odierna situazione sociale e politica del mondo. Sappiamo che nessuna religione è immune da forme di inganno individuale o estremismo ideologico. Questo significa che dobbiamo essere particolarmente attenti ad ogni forma di fondamentalismo, tanto religioso come di ogni altro genere. È necessario un delicato equilibrio per combattere la violenza perpetrata nel nome di una religione, di un’ideologia o di un sistema economico, mentre si salvaguarda allo stesso tempo la libertà religiosa, la libertà intellettuale e le libertà individuali». Francesco ha poi respinto ogni visione manichea che tende a dividere il mondo in modo semplicistico in buoni e cattivi: «Imitare l’odio e la violenza dei tiranni e degli assassini è il modo migliore di prendere il loro posto». POLITICA E FINANZA Il Papa ha fatto riferimento alle radici religiose degli Stati Uniti: «È importante che la voce della fede continui ad essere ascoltata - ha detto - Penso qui alla storia politica degli Stati Uniti, dove la democrazia è profondamente radicata nello spirito del popolo americano. Qualsiasi attività politica deve servire e promuovere il bene della persona umana ed essere basata sul rispetto per la dignità di ciascuno. Se la politica dev’essere veramente al servizio della persona umana, ne consegue che non può essere sottomessa al servizio dell’economia e della finanza». Frase scritta nel discorso ma non pronunciata. Ha poi ricordato il sogno di Luther King che «continua ad ispirarci. Mi rallegro che l’America continui ad essere, per molti, una terra di "sogni", che conducono all’azione, alla partecipazione, all’impegno». MIGRANTI Il Pontefice ha invitato a non aver «paura degli stranieri, perché molti di noi una volta eravamo stranieri. Vi dico questo come figlio di immigrati». E ha reso omaggio ai nativi americani, spazzando via le polemiche innescate dalla canonizzazione del missionario Junìpero Serra: «I diritti di quelli che erano qui molto prima di noi non sono stati sempre rispettati. Per quei popoli e le loro nazioni, dal cuore della democrazia americana, desidero riaffermare la mia più profonda stima e considerazione. Quei primi contatti sono stati spesso turbolenti e violenti, ma è difficile giudicare il passato con i criteri del presente». Però ora è necessario «non ripetere i peccati e gli errori del passato. Dobbiamo evitare una tentazione oggi comune, scartare chiunque si dimostri problematico. Ricordiamo la Regola d’Oro: "Fai agli altri ciò che vorresti che gli altri facessero a te"». PENA DI MORTE Francesco ha ricordato la «responsabilità di proteggere e difendere la vita umana in ogni fase del suo sviluppo». Dall’inizio alla fine: non solo no all’aborto ma anche sostegno convinto all’«abolizione globale della pena di morte». Riferendosi al recente appello dei vescovi statunitensi, il Papa ha detto che «non solo li appoggio, ma offro anche sostegno a tutti coloro che sono convinti che una giusta e necessaria punizione non deve mai escludere la dimensione della speranza e l’obiettivo della riabilitazione». LOTTA ALLA POVERTÀ Il Pontefice ha incoraggiato «a non dimenticare tutte quelle persone intorno a noi, intrappolate nel cerchio della povertà». Ricordando l’impegno sociale di Dororthy Day, ha chiesto uno sforzo «nella creazione e distribuzione della ricchezza. Il corretto uso delle risorse naturali, l’appropriata applicazione della tecnologia e la capacità di ben orientare lo spirito imprenditoriale, sono elementi essenziali di un’economia che cerca di essere moderna, inclusiva e sostenibile». PACE Francesco ha apprezzato gli sforzi per riallacciare i rapporti con Cuba e Iran (senza citarli): «Quando nazioni che erano state in disaccordo riprendono la via del dialogo – che potrebbe essere stato interrotto per le ragioni più valide – nuove opportunità si aprono per tutti. Questo ha richiesto, e richiede, coraggio e audacia, che non vuol dire irresponsabilità». STOP ALLE ARMI Nella nazione in cui acquistare armi è semplice come fare il pieno di benzina, il Pontefice è tornato a chiederne la limitazione: «Dobbiamo chiederci: perché armi mortali sono vendute a coloro che pianificano di infliggere indicibili sofferenze a individui e società? Purtroppo, la risposta, come tutti sappiamo, è semplicemente per denaro: denaro che è intriso di sangue, spesso del sangue innocente. Davanti a questo vergognoso e colpevole silenzio, è nostro dovere affrontare il problema e fermare il commercio di armi». FAMIGLIA E GIOVANI «Quanto essenziale è stata la famiglia nella costruzione di questo Paese! - ha ricordato il Papa - E quanto merita ancora il nostro sostegno e il nostro incoraggiamento! Eppure non posso nascondere la mia preoccupazione per la famiglia, che è minacciata, forse come mai in precedenza, dall’interno e dall’esterno. Relazioni fondamentali sono state messe in discussione, come anche la base stessa del matrimonio e della famiglia. Io posso solo riproporre l’importanza e, soprattutto, la ricchezza e la bellezza della vita familiare». E ha chiesto di tutelare i giovani spesso «intrappolati in un labirinto senza speranza, segnato da violenze, abusi e disperazione».
Il Papa: «Basta armi e pena di morte»
Francesco «rilegge» il sogno americano Difesa appassionata di vita e famiglia L'INTERVISTA Monsignor Paglia: «Famiglia snodo centrale per la Chiesa e la società»
