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Esteri

Ocse, un milione di rifugiati in Europa nel 2015

Nel 2014 domande asilo tornate a livelli record dagli anni '90: l'Italia fra le principali destinazioni LEGGI ANCHE La Ue vuole ricollocare 120 mila migranti

Dati vertiginosi e allarmanti arrivano dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico di Parigi. Nel 2015 nell'Unione Europea si toccherà "un livello senza precedenti di richiedenti asilo e rifugiati" con un numero di procedure in crescita fino a un milione: «l'immigrazione permanente legale è paragonabile a quella osservata negli Stati Uniti». Lo dice l'Ocse in un rapporto documento sulle prospettive migratorie. Nel documento si afferma che l'attuale numero di migranti "non trova paragoni recenti" e si ipotizza pertanto che entro l'anno nei Paesi dell'Ue potranno essere sì presentate complessivamente un milione di richieste di asilo, ma con tutela garantita solo per "350.000-450.000" persone. Si tratta di un fenomeno destinato a durare a lungo, viene osservato, eppure per l'Ocse l'Ue puo' farcela. Anche se la situazione "è particolarmente difficile da affrontare", non soltanto per "la grande diversità dei percorsi seguiti, dei Paesi d'origine e delle motivazioni" a lasciarli, ma anche per altri fattori tra i quali spicca "l'elevato numero" dei minorenni coinvolti, ben il 4 per cento del totale l'anno scorso. Insomma, "all'interno di questa crisi ce ne sono parecchie, e ciò rende la questione complicata" anche perché "non se ne vede la conclusione", ha commentato Jean-Christophe Dumont, responsabile Ocse per le migrazioni internazionali. "A breve termine, sono esili le prospettive di vedere stabilizzarsi la situazione nei principali Paesi d'origine" dei profughi o migranti economici che dir si voglia. Tutto questo, sempre stando alle conclusioni del rapporto, appare suscettibile di "generare in molti Stati una sensazione di angoscia" proprio perché "si va forse al di là della mera urgenza immediata per approdare invece a una condizione strutturale". E tuttavia, "il messaggio-chiave è che l'Europa dispone della capacità, dei mezzi e dell'esperienza per rispondere" all'emergenza. Del resto, ha chiosato Dumont, "i fatti sono evidenti: l'immigrazione non ha un impatto negativo sul mercato del lavoro, non rafforza i deficit di bilancio, gli immigrati contribuiscono più di quanto non ricevano in termini di benefici individuali". Soprattutto quelli siriani, "maggiormente qualificati rispetto ad altri", e in particolare a quelli che affluirono negli anni '90, durante le guerre nell'ex Jugoslavia. Dunque, ha sottolineato ancora l'esperto francese, il fenomeno "non minaccia la nostra identita'", anche se "si tratta evidentemente di un messaggio che non funziona da un giorno all'altro, e che occorre spiegare e ripetere". La soluzione risiede in una "strategia politica globale", e non trovarla "non rappresenta un'opzione", ha ammonito ancora Dumont: "I costi politici ed economici sarebbero troppo elevati", e "rimanere passivi di fronte all'urgenza rischia di compromettere gli sforzi per un miglioramento a lungo termine"     Le destinazioni favorite Il rapporto evidenzia cone nel 2014 le domande d'asilo nell'area Ocse siano aumentate del 46% superando quota 800 mila per la prima volta dall'inizio degli anni 90. "I dati preliminari per il 2015 indicano che questo sarà un anno record: i principali paesi di destinazione sono Germania, Stati Uniti, Turchia, Svezia e Italia" mentre "la Francia è solo sesta, dopo essere stato a lungo uno dei primi tre paesi di destinazione". I paesi dell'Ocse - si evidenzia nel rapporto -  devono affrontare una crisi umanitaria senza precedenti" con "costi umani spaventosi e inaccettabili": "in questo contesto è necessaria una strategia politica globale2 con strumenti di lungo termine.     I dati sull'Italia In Italia nel 2014 il numero degli immigrati regolari accolti è sceso del 9 % rispetto all'anno precedente, scendendo a 245.800 unità: un dato che conferma un trend in atto negli ultimi anni e che vede, rispetto alle 571.900 unità del 2007, un calo di ben il 57%. È quanto emerge da un rapporto dell'Ocse che sottolinea il peso della recessione sull'immigrazione legata al lavoro. In ogni caso, aggiunge l'organizzazione, il nostro paese resta fra le mete principali di immigrazione nell'area Ocse.

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