Impossibile raggiungere l'unanimità, per questo Bruxelles vota e approva a maggioranza qualificata il documento sui migranti presentato dalla presidenza della Ue per ricollocare 120 mila profughi di cui 66 mila da Italia e Grecia per il primo anno. Fanno blocco i Paesi dell'Est contrari alla proposta che alla fine ottiene il via libera dal Consiglio dell'Unione a maggioranza qualificata. Repubblica Ceca, Slovacchia, Romania e Ungheria votano "no" mentre la Polonia è a favore e la Finlandia si astiene. Con la decisione presa a maggioranza dal vertice straordinario dei ministri europei, tutti i Paesi, anche quelli che hanno votato contro o che si sono astenuti, saranno obbligati ad accogliere il numero di richiedenti asilo da Italia e Grecia fissato dagli accordi. Dall'intesa - spiega una fonte europea - è stata anche eliminata la possibilità di ricorrere ad un sanzione per i Paesi che chiedono, per motivi giustificati e verificabili, di poter accogliere meno rifugiati. Gli Stati potranno ricevere il 30% in meno di richiedenti asilo rispetto alla quota assegnata ma solamente per un anno. Successivamente dovranno accoglierli tutti. Tensioni in Croazia Nel frattempo in Croazia la situazione è ancora incandescente. Sono scoppiati tafferugli tra la polizia croata e i profughi, nel villaggio di Opatovac, dopo che ad alcuni richiedenti asilo è stato impedito di entrare in un centro di accoglienza recentemente aperto con lo scopo di registrare coloro che cercano rifugio in Europa. La situazione ha cominciato a degenerare quando le forze di sicurezza non sono state più in grado di gestire il flusso di profughi che volevano entrare nel centro. La polizia ha quindi respinto i richiedenti asilo al cancello principale e ha chiesto loro di sedersi e aspettare il proprio turno. La Croazia ha organizzato l'accoglienza dei profughi cercando di mettere ordine nel caos inesorabile che ha colpito il paese dal 15 settembre, quando l'Ungheria ha chiuso la sua frontiera con la Serbia. Decisione che ha deviato ondate di persone in fuga dal conflitto in Medio Oriente, Africa e Asia verso la Croazia. L'Ungheria autorizza la costruzione di nuove barriere Nel tentativo di frenare l'ondata di profughi, il governo ungherese continua fare ricorso alla costruzione di nuove barriere. Un decreto, pubblicato nella notte sulla gazzetta ufficiale e firmato dal premier, Viktor Orban, chiede ai ministri dell'Interno e della Difesa di preparare nuove barriere, anche se non specifica dove. La stampa ipotizza che potrebbe essere nella provincia di Zala, alla frontiera con la Croazia, da dove entrano dalla settimana scorsa migliaia di rifugiati ogni giorno. Il decreto ordina nelle province dove è stato dichiarato lo "stato di crisi per immigrazione massiccia", sei in totale, la preparazione e costruzione si sistemi per la "chiusura temporanea della frontiera". Le autorità ungheresi hanno dichiarato lo "stato di allerta" nelle provincie di Csongrád, Bács-Kiskun, Baranya, Vas, Somogy e Zala, tutte alla frontiera con la Serbia o la Crazia. L'Ungheria ha già costruito una barriera alta un metro e mezzo, e ne sta terminando un'altra, di 4 metri di altezza, lungo la frontiera con la Serbia. E vuole fare lo stesso con la Croazia. Dopo che è stata chiusa ermeticamente la frontiera con la Serbia lo scorso 15 settembre gli immigranti hanno scelto di incamminarsi verso l'Austria attraverso la Croazia e la Slovenia. Negli ultimi giorni, circa 20mila rifugiati sono arrivati in Ungheria dalla Croazia, trasportati verso la frontiera dalle autorità croate che dopo, in territorio ungherese, sono portate dalle autorità magiare in Austria in treno e autobus. Secondo la polizia ungherese, martedì sono stati intercettati 5.530 rifugiati entrati nel Paese in maniera clandestina. (Foto Twitter @amnesty)
Migranti, via libera al piano ma l'Ue è divisa
Il ricollocamento di 120 mila profughi approvato a maggioranza. I paesi dell'Est contrari: votano no Romania, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria. Finlandia si astiene OCSE Nel 2015 in Europa un milione di rifugiati
