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Esteri

Ma i foreign fighters sono più di 100 Tra loro anche ragazze insospettabili

I numeri forniti dal governo sono approssimati per difetto

Giovani donne insospettabili. È il profilo più inquietante dei nuovi foreign fighters, quelli che dall'Italia partono per raggiungere la Siria e arruolarsi con i miliziani dell'Isis. Secondo l'ultimo dato ufficiale fornito ieri dal ministro della Difesa, Roberta Pinotti, i combattenti che dal nostro paese hanno raggiunto il Califfato per abbracciare il jihad sono ormai 87. Il sospetto dell'antiterrorismo, però, è che la cifra sia molto più alta e superi le 100 unità. Del resto, spiegano fonti qualificate, è difficile monitorare con esattezza un fenomeno di questo genere che, a volte, coinvolge anche insospettabili. Come nel caso di almeno due giovani entrate da pochi mesi nella lista dei possibili combattenti che dall'Italia si sono mossi alla volta della Siria. Un dato in crescita costante che nasconde un ulteriore aspetto di inquietudine: la giovane età di quanti decidono di combattere la guerra santa. Ragazze come tante, figlie di immigrati, che vanno a scuola e utilizzano i social network. A luglio scorso dalla provincia di Padova avrebbe raggiunto l'Isis una 19enne marocchina, M.R., in Italia da dieci anni con tutta la famiglia, che da Bologna si sarebbe imbarcata per andare prima in Turchia e poi nei territori dello Stato islamico. I genitori ne hanno denunciato subito la scomparsa che, secondo quanto emerso, sarebbe legata al desiderio di andare a combattere il jihad così come invita a fare la propaganda dello Stato islamico sul web, e non solo, dove recluta e indottrina centinaia di giovani. Forse proprio in Rete la 19enne ha trovato la motivazione per decidere di abbandonare la propria casa. Sulla vicenda indagano i carabinieri del Ros che stanno cercando di ricostruire il percorso che ha condotto M.R. verso la Siria. Nella lista dei giovanissimi foreign fighters è entrata di diritto un’altra 18enne italo tunisina della provincia di Treviso. La storia, però, non sarebbe ancora del tutto chiara. Dopo la denuncia di scomparsa, fatta anche in questo caso dai genitori della giovane immigrati da tempo nel nostro paese, la ragazza li avrebbe contattati dicendo che si trovava in Turchia per sposare un giovane e che la sua fuga non avrebbe nulla a che fare con il jihad. Una versione che non ha convinto. L'indottrinamento e l'arruolamento che portano verso l'estremismo islamico e il conseguente fondamentalismo, però, non avvengono solo in Rete. Molti degli 87 foreign fighters partiti dall'Italia hanno storie di radicalizzazione diverse, che in alcuni casi partono dalle moschee e hanno come referenti veri e propri predicatori di odio, che instillano la loro interpretazione della «dottrina islamista» approfondendo in particolare la motivazione del «sesto pilastro dell'Islam»: a loro dire il jihad, presentato come l'obbligo a cui deve attenersi ogni buon musulmano. L'emblema del grado di pericolosità dell'opera compiuta dai «reclutatori di anime» è Maria Giulia Sergio, Fatima dopo la conversione, che ha lasciato l'Italia per combattere contro i miscredenti in Siria. Lady jihad, però, non è la sola. La lista dei combattenti è lunga e comprende, ovviamente, il nome di Giuliano Del Nevo, morto in Siria nel 2013, ma anche nomi «altisonanti» del panorama del fondamentalismo islamico nostrano, come quello di Ismar Mesinovic (partito dall’Italia per la Siria fra il novembre e il dicembre 2013), e l’operaio macedone Munifer Karamaleski, entrambi assidui frequentatori dei centri islamici di Trento e di Pordenone. Anche in questi casi l'indottrinamento, secondo gli investigatori, ha il suo punto di inizio in uno dei personaggi più inquietanti che hanno vissuto nel nostro paese: l’imam radicale Bilal Hussein Bosnic, conosciuto dai suoi come Cheb Bilal. Tra gli altri combattenti con cittadinanza italiana, nella lista degli 007 c'è anche Giampiero Filangieri, il calabrese arrestato il 21 luglio scorso dal dipartimento antiterrorismo ad Erbil, nel Kurdistan iracheno, mentre tentava di raggiungere i miliziani di Abu Bakr al-Baghdadi. E poi El Mehdi Dannoune, un marocchino naturalizzato italiano, e Stefano Costantini, che ha la doppia cittadinanza italo-svizzera. Dall'Italia è partito anche Anas El Abboubi, noto anche come il rapper Mc Khalifh, marocchino residente in provincia di Brescia, che da settembre 2013 è in Siria. Proprio El Abboubi è considerato uno dei fautori del gruppo «Sharia4Italy» che fa parte del network jihadista attivo in Europa. Tra i nomi più pericolosi della lista c'è anche quello del tunisino Moez Fezzani Ben Abdelkader, ex detenuto a Guantanamo che nel 2011 fu consegnato all'Italia e forse scappato in Siria.

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