Soldati, killer, sgozzatori ma anche vittime sacrificali immolate sull'altare della propaganda. Strumenti mediatici con cui sconvolgere e terrorizzare i miscredenti a cui promettono che le prossime vittime saranno i loro figli. La follia jihadista colpisce anche i bambini che nell'universo perverso degli jihadisti sono considerati come oggetti o peggio alla stregua di bestie a cui non è concessa una vita normale, ma devono da piccoli imparare a combattere o peggio morire perché infedeli. Tra le fila dei boia o aspiranti tali dello Stato islamico, sono numerosi i minori che compaiono in video e foto di esecuzioni. A marzo il Califfato ha partorito uno dei tanti video choc in cui si vedono nove ragazzini che partecipano allo sgozzamento dei soldati siriani sciiti. Tutti minorenni, ma con la freddezza di un serial killer navigato che non ha un attimo di cedimento davanti alla sua vittima. Gli jihadisti da tempo ci propongono la versione violenta ed efferata dei loro figli, usati come veri combattenti, e che promettono di «conquistare Roma». A luglio scorso, durante l'ultimo giorno di Ramadan, l'Isis ha regalato al mondo l'ennesimo video dell'orrore. Ancora una volta il protagonista è un bambino, di circa 10 anni, che decapita il nemico come hanno fatto i «boia adulti» dello Stato islamico durante un anno di massacri. Una violenza inaudita quella del Califfato, che non mostra pietà nemmeno per i suoi stessi figli. Nelle immagini choc diffuse in Rete, poi, torna come un mantra la promessa di conquistare le città simbolo degli infedeli: Gerusalemme e Roma. Questa volta la minaccia è lanciata proprio da un bambino soldato. La vittima della decapitazione è un uomo che afferma di essere un capitano del regime siriano catturato a ovest di Homs, nei pressi di un checkpoint ad al-Bosayri, dopo il ritiro delle forze armate dalla città di Palmira. In un altro filmato sempre divulgato su internet un bambino, dall'apparente età di otto anni, spara e uccide due prigionieri, accusati di essere spie russe. Al termine dell'esecuzione il baby killer solleva il braccio in segno di vittoria e sorride guardando la telecamera. Poi lascia la scena del delitto scavalcando i cadaveri con naturalezza e un ghigno di soddisfazione. Stessa scena per un'altra esecuzione. Questa volta la vittima è un palestinese, Mohamed Ismail, sospettato di essere una spia del Mossad. Un bambino, vestito con una tuta mimetica e a volto scoperto, lo uccide a colpi di pistola. Per preparare al meglio i terroristi di domani, inoltre, l'Isis dispone di veri e propri campi di addestramento militare dedicati ai più piccoli. Sono le scuole della morte, che allevano giovani mujihaeddin per spargere il terrore nell'Occidente. In un altro video, infatti, 70 bambini dai cinque anni in su, vestiti con la tuta mimetica e la fascia nera del Califfato in testa, compaiono schierati per apprendere le arti della guerra. La "scuola" in questione si trova a Raqqa, la capitale dello Stato islamico, e si chiama «Al Farouq Institute for Cubs». I «cuccioli», appunto, quelli che devono raccogliere l'eredità dei loro padri e portare avanti la jihad senza poter vivere la spensieratezza dei propri anni. Oltre all'addestramento fisico, dunque, i ragazzi vengono anche "indottrinati" per portare avanti la guerra santa e sottoposti ad esercitazioni pratiche, tra le quali non manca il cavallo di battaglia dell'Isis: la decapitazione.
Così i terroristi trasformano i ragazzini in boia
Soldati, killer, feroci sgozzatori ma anche vittime sacrificali della follia integralista
