Esteri

C’era una volta... Ecco la favola di Angela Merkel

L’impassibile statista teutonica diventata l’angelo degli immigrati

Vi ricordate la crisi finanziaria greca e il ruolo della Germania? Ricordate le caricature di Angela Merkel in divisa nazista? Vi ricordate le polemiche vomitate contro la cancelliera tedesca, accusata di essere una specie di affamatrice dei poveri con le sue manie del rigorismo finanziario? Seppur si tratti di poche settimane fa, cancellate tutto. Cancellate le immagini della !neo-lady di ferro! che mantiene il pugno forte nella difesa dell’austerity economica in Europa anche a costo di provocare il disastro politico in Grecia. Da quando Frau Merkel ha dichiarato che la Germania è disposta ad accogliere migliaia e migliaia di profughi che stazionano nelle nazioni dell’Est europeo, improvvisamente i giudizi, soprattutto di politici e intellettuali di sinistra, nei suoi confronti sono mutati radicalmente. Potenza di questa nostra comunicazione globale che ha il potere di cancellare, ingoiare e trasformare qualunque cosa, facendoci dimenticare cosa dicevamo e pensavamo il giorno prima. E dunque la nostra Angela, che pure è e resta la leader di un partito e di un governo di centrodestra, è diventata buonissima, un incrocio tra Santa Maria Goretti e Madre Teresa di Calcutta, la paladina dell’ospitalità a ogni costo, la difensora dell’idea di un’Europa aperta, molto aperta a dare ricovero e rifugio a chi sta in difficoltà, in primo luogo all’esercito di disgraziati che preme alle frontiere macedoni, serbe, ungheresi, e in queste ore marcia verso i paesi di lingua germanica, diventati ormai l’Eldorado e la patria della felicità. L’inversione di giudizi verso Merkel è cominciata dal giorno in cui in particolar modo il governo ungherese di Orban (uno spauracchio delle sinistre europee)ha incolpato proprio lei di essere la principale responsabile dell’afflusso di richiedenti asilo alle frontiere ungheresi. Con un colpo di spugna l’iconografia para-nazista - che inchiodava Angela a un quadro così negativo da far impallidire la Thatcher dei tempi d’oro in quanto a demonizzazione - è stata smontata in fretta e furia per sostituirla con il quadro angelicato del simbolo del neo-buonismo europeo. Eppure, ovviamente, Merkel è un leader politico che la sa più lunga dei suoi laudatores improvvisati, e alcune precise considerazioni geopolitiche devono averla spinta ad assumere una posizione così "aperturista" verso le ondate di "immigrazione scalza" che si stanno riversando ai confini e nel cuore dell’Europa. Tutto questo attivismo non deve né stupire né scandalizzare. Il tema dell’accoglienza è inscritto nel programma della Cdu, il suo partito, e nella tradizione popolare europea. E dobbiamo tenere ben presente la differenza tra il concetto di "asilo", che può essere temporaneo, e quello di integrazione, che è fondamentalmente la grande sfida a cui sono chiamate le nazioni europee nei confronti dei newcomers. Sul tema dell’integrazione Frau Merkel è sempre stata chiara: può restare in Germania solo chi accetta i valori di convivenza e il catalogo civico di quella nazione. Ovviamente l’innesco di questo grande dibattito che si è sviluppato nell’opinione pubblica tedesca è l’onnipresente questione islamica, che i tedeschi - data la grande comunità turca storicamente presente sul territorio - conoscono bene. Ed è un tema che ritorna con grande prepotenza e irruenza in questi giorni, una volta superata la comunicazione al cardiopalma innescata dalle ovvie ragioni di emergenza umanitaria e di solidarietà. E tra pochi mesi Angela Merkel tornerà a essere considerata cattivissima.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.