Il Tribunale internazionale del mare di Amburgo delude le speranze di un rientro immediato in Italia di Salvatore Girone. Con una decisione approvata da 15 giudici contro sei, letta dal presidente Vladimir Golitsyn, l'Iclos ha stabilito che Italia e India devono sospendere ogni procedura sul caso e astenersi dal presentarne altre. Il Tribunale quindi non ha accolto la tesi indiana sulla competenza esclusiva di Nuova Delhi sul caso. Le due parti devono ora presentare un rapporto sulla vicenda. L'Italia aveva chiesto all'Iclos di permettere il rientro in Italia di Girone e confermare la permanenza in patria di Massimiliano Latorre. Ma l'Iclos ha escluso misure temporanee in proposito. Il Tribunale del Mare passa quindi la questione Marò al Tribunale arbitrale dell'Aja a cui appartiene "la sentenza nel merito". Dunque, prosegue la sentenza "il Tribunale non considera appropriato prescrivere misure temporanee perché questo toccherebbe questioni appunto legate al merito del caso" Il testo della decisione "Italia e India devono entrambe sospendere ogni procedimento giudiziario e devono astenersi da aprirne altri che potrebbero aggravare o estendere la disputa presentata al Tribunale arbitrale o compromettere l'applicazione di ogni decisione che potrebbe essere presa dal tribunale arbitrale". È quanto si legge nel testo della decisione assunta oggi dal Tribunale internazionale della legge del mare (Iclos) di Amburgo, di cui esistono una versione inglese e una francese, entrambe legalmente valide. "Il Tribunale - continua il testo - decide che Italia e India presentino ciascuna al tribunale un rapporto non oltre il 24 settembre 2015 e autorizza il presidente, dopo questa data, a richiedere ogni completamento delle informazioni che riterrà utile". Gentiloni: "Risultato utile" "Un risultato utile" così il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, al meeting di Rimini, sulla decisione del tribunale internazionale di Amburgo. "Il governo - ha aggiunto ai microfoni di Skytg24 - continua a lavorare affinché nell'ambito dello schema della giurisdizione internazionale, ci sia la possibilità per i due fucilieri di tornare in Italia per il tempo dell'arbitrato". Gentiloni ha anche sottolineato "il principio molto importante che è stato stabilito: non sarà la giustizia indiana a gestire la vicenda ma l'arbitrato internazionale, come l'Italia aveva chiesto". Una vicenda lunga tre anni Il verdetto del Tribunale Internazionale del Mare di Amburgo sul caso dei marò italiani, che ha stabilito a maggioranza che Italia e India devono sospendere ogni procedura, è solo l'ultimo atto di una lunga vicenda giudiziaria che si trascina da tre anni e mezzo. Il 19 febbraio 2012 i due fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone furono consegnati alla giustizia indiana con l'accusa di aver ucciso due pescatori indiani su un peschereccio, scambiati per due pirati al largo della costa del Kerala, nel sud dell'India. Massimiliano Latorre, colpito nel settembre dello scorso anno da un ictus in India, ha avuto il permesso di tornare in Italia per curarsi. Rimane ancora trattenuto nel Paese asiatico l'altro fuciliere coinvolto nella vicenda. I due marò italiani erano in missione di protezione della nave mercantile italiana Enrica Lexie, in acque a rischio di pirateria. Qualche giorno dopo il fermo dei due militari italiani, il tribunale di Kollam dispone il loro trasferimento nel carcere ordinario di Trivandrum. Ne escono solo il 30 maggio quando l'Alta Corte del Kerala concede ai due fucilieri la libertà su cauzione di dieci milioni di rupie (143.000 euro) stabilendo l'obbligo di firma quotidiano che gli impedisce di allontanarsi dalla zona di competenza del commissariato locale. Ai due fucilieri viene anche ritirato il passaporto. Solo a dicembre del 2012, qualche giorno prima di Natale, il governo italiano riesce a ottenere dall'Alta Corte del Kerala un permesso di due settimane per i due militari italiani che consente loro di trascorrere le festività in Italia con l'obbligo di tornare in India alla scadenza del permesso. Tornano quindi a casa il 22 dicembre e vengono interrogati dal procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo. Il 3 gennaio 2013, alla scadenza del permesso, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone tornano in India, per poi rientrare ancora in Italia alla fine di febbraio, quando ai due fucilieri viene dato un permesso di 4 settimane in occasione delle elezioni politiche. La posizione del governo italiano è, inizialmente, quella di non rimandare i due fucilieri in India ma la Presidenza del Consiglio dei Ministri annuncia invece successivamente che i fucilieri sarebbero tornati nel Paese asiatico. L'allora ministro degli Esteri Giulio Terzi annuncia quindi in Parlamento le proprie dimissioni irrevocabili in polemica con la decisione del governo di rimandare i marò in India. Il 16 dicembre del 2014 arriva il no della Corte Suprema indiana alle istanze presentate dai marò, anche per quanto riguarda il possibile rientro in Italia di Girone. Dopo mesi di schermaglie politiche e diplomatiche, il governo italiano decide, il 26 giugno scorso, di fare ricorso all'arbitrato internazionale nel quadro della convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare. Oggi la pronuncia del Tribunale Internazionale del Mare di Amburgo. Ministro indiano: "Richieste dell'Italia non sono state accolte" "Stiamo ancora analizzando nel dettaglio la sentenza, ma è chiaro che il Tribunale non ha considerato le due richieste presentate dall'Italia come appropriate perché sarebbero state pregiudiziali sul merito del caso e non avrebbero tutelato in modo equo i diritti di entrambe parti". È questa la dichiarazione che arriva dal ministero degli Esteri indiano dopo la sentenza del Tribunale di Amburgo. Secondo quanto riportano i media indiani, il portavoce del ministero Vikas Swarup ha poi aggiunto che "come Paese membro dell'Unclos e responsabile membro della comunità internazionale che rispetta gli obblighi internazionali, l'India continuerà a rispettare le decisioni del Tribunale, compresa l'attuale misura provvisoria" riferendosi alla decisione che sia India che Italia sospendano tutti i procedimenti giudiziari e si astengano di avviarne altri.
Marò, il Tribunale di Amburgo: "India non può giudicare"
Per i giudici la competenza è dell'Aja. Respinte le misure temporanee richieste dall'Italia. Gentiloni: "Risultato utile" LEGGI ANCHE L'ora della verità - Su Facebook l'odio degli anti-marò
