Notte di guerra a Calais. Millesettecento migranti tra domenica e lunedì hanno dato l’assalto all’Eurotunnel. Un migliaio sono stati respinti dalla polizia antisommossa, messa a guardia dell’infrastruttura dopo che tre giorni fa un gruppo di profughi aveva bloccato per ore la bretella di accesso sdraiandosi sull’asfalto. Altri 700 clandestini sono riusciti a scavalcare la recinzione che protegge il tunnel ma sono stati riacciuffati. È allora che la rabbia è montata, sono volate pietre. Una ha spedito in ospedale un agente. Il sudanese che l’ha lanciata è stato arrestato. I compagni di viaggio sono tornati nella Jungla, la gigantesca tendopoli alle porte di Calais dove si ammassano i profughi in attesa di realizzare il Sogno: raggiungere l’Inghilterra. Tantissimi arrivano proprio dagli ex possedimenti britannici: sono afghani, pakistani, bengalesi; altri sono africani fuggiti da guerre e carestie. Da Cocquelle, il terminal francese del tunnel, il Sogno è distante appena 35 minuti. Basta aggrapparsi ad uno dei tanti treni merci che, infilandosi nel «tubo», rallentano. Per poi nascondersi nelle carrozze scoperte e saltar giù 49 chilometri dopo a Folkestone, l’approdo britannico. Il Sogno è qui. A chi riesce a passare, dal Kent, dove le strutture di assistenza scoppiano, le autorità pagano il taxi fino a Londra (1.200 sterline a corsa) e l’alloggio nei centri di accoglienza. Le difficoltà del viaggio, la fame, il freddo, il rischio di morire sui barconi che attraversano il Mediterraneo: nulla conta più. «Se uno vuole andare da qualche parte, nulla potrà fermarlo», è lo slogan coniato dai profughi che ogni sera provano ad entrare nell’Eurotunnel. Fino a venerdì scorso erano da 200 a 400 al giorno. Quando domenica i ministri degli Interni francese e inglese, Bernard Cazeneuve e Theresa May, hanno annunciato l’invio di uomini, mezzi e dieci milioni di euro per costruire barriere per fermare i tentativi di intrusione, è scattato l’assalto. Perché se la sicurezza verrà rafforzata, il Sogno è destinato a svanire. A gettar benzina sul fuoco delle polemiche ci hanno pensato il deputato Henri Guaino, ex consigliere speciale del presidente Nicolas Sarkozy, e l’ex Ministro del Lavoro Xavier Bertrand: «Gli immigrati non vogliono restare qui. Lasciamoli partire». «La frontiera inglese è a oltre la Manica» e «non c’è motivo di trattenere i profughi a Calais».
Guerra a Calais: 1.700 migranti danno l’assalto all’Eurotunnel
Alessandra Zavattaa.zavatta@iltempo.it Notte di guerra a Calais. Millesettecento migranti tra domenica e lunedì hanno dato l’assalto all’Eurotunnel. Un migliaio sono stati respinti dalla polizia...
