È "stato ucciso" il mullah Omar, leader dei Talebani dell'Afghanistan. Lo riferisce l'emittente afghana 1TV che cita un funzionario governativo coperto da anonimato. Secondo la fonte, la notizia della «morte» del mullah Omar è stata «confermata» durante una riunione dei vertici della sicurezza. Uno degli uomini più ricercati al mondo Il mullah Omar, guida spirituale del movimento del movimento dei Talebani, era uno degli uomini più ricercati al mondo. Personaggio misterioso è completamente sparito dalla circolazione dalla caduta del regime dei Talebani (1996-2001) e negli ultimi tempi si sono intensificate le voci - mai confermate - sulla sua morte. Lo scorso 15 luglio il sito web del movimento, il cosiddetto «Emirato Islamico dell'Afghanistan», ha diffuso una dichiarazione attribuita al mullah Omar in cui per la prima volta, dopo 14 anni di guerra, si annuncia l'apertura a colloqui di pace con il governo di Kabul, considerati «legittimi», ribadendo al contempo l'obiettivo di «porre fine all'occupazione delle forze straniere». Per venerdì prossimo è previsto a Islamabad il secondo round di colloqui fra emissari dei Talebani ed esponenti del governo di Kabul per l'avvio del difficile processo di pace. Il profilo del capo talebano Profilo aquilino, barba nera e il viso deturpato dalla perdita dell'occhio destro, che egli stesso si strappò - così raccontano - dopo essere stato colpito da una granata: se non fosse per le poche immagini fatte circolare ad arte, il duro e puro mullah Omar, capo indiscusso dei talebani, sarebbe poco più di una leggenda. Nessun giornalista occidentale lo ha mai incontrato, ma i suoi 'studenti del Corano', che seminarono terrore e morte durante gli anni dell'emirato islamico in Afghanistan, lo venerano quasi come un dio. In effetti, su quest'uomo alto, nato nei pressi di Kandahar (nel villaggio di Nodeh) nel 1959 da una povera famiglia pashtun e fondatore di una scuola islamica, nel tempo si sono accavallate notizie e storie di ogni tipo. Innanzitutto, l'inossidabile fratellanza con Osama Bin Laden, compagno di battaglie nei duri anni della resistenza all'invasore sovietico (si dice che l'ex primula rossa abbia dato in sposa ad Omar la sua figlia maggiore e che abbia preso in moglie una delle figlie del mullah). Fu appunto sulle brulle montagne afghane, guerrigliero nella fazione dei mujaheddin Harakat-i Inqilab-i Islami, che Omar venne ferito al volto e, sentito il sangue colargli sulle guance, si cavo' l'occhio per continuare il corpo al corpo col nemico 'rosso'. Da allora, era solito coprire l'orbita vuota con una benda nera. Dopo che i sovietici abbandonarono il Paese, le azioni del mullah crebbero in patria, fino a farlo acclamare come "il comandante dei fedeli". E quando i suoi uomini si impossessarono dell'Afghanistan nel 1996, il mullah Omar mostro' ad una folla ipnotizzata un mantello chiuso in un baule, indicandolo come quello appartenuto al profeta Maometto. Un gesto che gli valse l'investitura di presidente de facto nei cinque, lunghi anni di dittatura talebana, durante i quali il religioso-combattente si distinse per l'applicazione radicale della sharia e per alcuni scempi culturali, come l'abbattimento delle statue di Budda scavate nella valle di Bamyan. Anche la fuga dalla 'sua' Kandahar, quando gli americani sferrarono l'operazione Enduring Freedom nel 2001, si tinse di leggenda: il mullah sarebbe riuscito a beffare gli americani scappando in sella a un motocicletta dall'assedio di Baghran. Da allora, nascosto tra le montagne del Pakistan o dell'Afghanistan, ha fatto perdere ogni sua traccia, malgrado la taglia di 25 milioni di dollari posta dagli Stati Uniti sulla sua testa. A parlare per lui i messaggi diffusi dai suoi seguaci e in cui esportava alla resistenza e rendeva onore ai "martiri" qaedisti.
Ucciso il capo dei talebani Mullah Omar
Lo dice l'emittente afghana 1TV che cita un funzionario governativo coperto da anonimato
