Sono passati quasi tre e anni e mezzo da quel 15 febbraio 2012, giorno in cui due pescatori indiani, Valentine Jalstine e Ajesh Binki, vengono uccisi al largo delle coste del Kerala. Le accuse ricadono subito contro Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, due fucilieri del Reggimento San Marco a bordo della petroliera Lexie per svolgere un servizio anti-pirateria. Da allora tante parole, fiumi di inchiostro ma pochissimi risultati da parte dei tre governi che si sono succeduti (Monti, Letta, Renzi). 19 febbraio 2012: il governo indiano sostiene che debba prevalere «la legge della territorialità», mentre l’ambasciatore italiano Sanfelice chiede che il caso venga sottratto all’India essendo l’episodio avvenuto in acque internazionali. 24 marzo 2012: l’accusa dell’Alta Corte del Kerala è di terrorismo. 25 maggio 2012: ai due marò, dopo tre mesi di carcere, viene concessa la libertà su cauzione, con il divieto di lasciare la città. 20 dicembre 2012: il governo indiano accoglie la richiesta di un permesso speciale ai due fucilieri per trascorrere il Natale in Italia ma fissa la data del rientro per il 10 gennaio. 9 marzo 2013: con ritardo sui tempi previsti, l’India avvia le procedure per la costituzione del tribunale speciale e l’Italia risponde minacciando che non avrebbe fatto rientrare i marò (in Italia per votare) entro la data prevista (23 marzo). La tensione sale e il 14 marzo la Corte Suprema ordina all’ambasciatore Daniele Mancini di «non lasciare l’India». 21 marzo 2013: il governo fa dietrofront e annuncia il ritorno in India di Latorre e Girone. In cambio la garanzia che non ci sarà pena di morte e il trasferimento dei due marò presso l’ambasciata italiana a Delhi. 26 marzo 2013: Terzi, ministro degli Esteri, annuncia le sue dimissioni, perché «in disaccordo con la decisione di rimandare i due marò in India» 1 aprile 2013: le autorità indiane per giudicare i due marò chiedono di far riferimento al Sua Act, legge contro il terrorismo in mare che, all’art. 3, apre la strada all’applicazione della pena di morte. 27 febbraio 2014: il ministro dell'Interno indiano, Sushil Kumar Shinde, afferma che il Sua Act «non si applica ai marò perché non sono terroristi». 31 agosto 2014: Latorre viene colpito da un ictus e i giudici indiani danno l’ok per il rientro in Italia, per 4 mesi, per problemi di salute. 16 dicembre 2014: risposta negativa della Corte Suprema Indiana alla richiesta di Latorre di estendere il suo soggiorno in Italia, alla scadenza dei 4 mesi concessi. 15 gennaio 2015: il Parlamento Europeo approva per acclamazione una risoluzione che, per la prima volta, con un documento ufficiale chiede il rimpatrio dei fucilieri e un cambio di giurisdizione. La Corte Suprema Indiana ritiene tale decisione inopportuna. 9 aprile 2015: i giudici supremi di Nuova Delhi prorogano di 3 mesi la degenza italiana di Latorre. 28 aprile 2015: La Corte Suprema Indiana rinvia al 1° luglio la discussione del ricorso dei fucilieri contro la polizia investigativa Nia. 25 giugno 2015: la data dell’udienza slitta al 14 luglio, vigilia della scadenza dell'ultimo permesso concesso a Latorre per seguire la sua terapia riabilitativa in Italia. 26 giugno 2015: la Farnesina annuncia di aver attivato l’arbitrato internazionale sul caso marò, nel quadro della Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare.
In tre anni solo le azioni decise hanno dato risultati concreti
Andrea Barcariol Sono passati quasi tre e anni e mezzo da quel 15 febbraio 2012, giorno in cui due pescatori indiani, Valentine Jalstine e Ajesh Binki, vengono uccisi al largo delle coste del...
