Esteri

Yassin, il salafita col coltello. Marito e padre irreprensibile

Da marzo lavorava come autista per l’uomo che ha decapitato

Da tre mesi Yassin Sahli lavorava come autista per un’impresa di trasporto autorizzata ad entrare nella fabbrica americana di gas a Saint-Quentin-Fallavier, in Val d’Isère. Lo aveva assunto Hervé Cornara, 54 anni, lionese, direttore commerciale dell’azienda. L’uomo che ieri ha decapitato poco lontano dallo stabilimento della Air Products. La testa, recisa di netto, l’ha infilzata sulla recinzione della fabbrica. Come l’Isis trafigge con picche le teste dei nemici. Accanto, due bandiere nere con impressa, in arabo, la fede per l’Islam. Somigliano a quelle del Califfato. Alle 9.26, l’orario è rimasto impresso sulle videocamere di sorveglianza della fabbrica, è entrato nella fabbrica Usa. Nessuno ci ha fatto caso più di tanto perché quell’auto era autorizzata a varcare i cancelli. Finché, qualche minuto dopo, non sono state udite due esplosioni, l’allarme non è scattato. La prontezza di un pompiere, che ha bloccato l’attentatore, ha evitato il peggio. Sahli era incesurato. «Non è un fanatico dell’Islam. Yassin è un gran lavoratore sempre gentile con tutti. I suoi figli giocano con i nostri», raccontano gli inquilini del palazzone a Saint-Priest, dove vive. Ora la moglie e la sorella sono state fermate dalla polizia. Con loro un altro uomo. Sahli è sospettato di avere simpatie per i movimenti salafiti del Maghreb. Per questo dal 2006 al 2008 era stato messo sotto sorveglianza dall’Antiterrorismo. La misura non è però stata rinnovata. E ciò gli ha permesso di andare a lavorare per la società di Cornara che poteva vantare il delicato nullaosta (che non ha tutti è rilasciato) per entrare nello stabilimento Air Products dove vengono prodotti gas medicali e sono presenti sostanze tossiche.

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