La Spagna si ribella al potere conservatore e si affida alle donne. Dopo Ada Colau, quarantunenne neoeletta sindaco di Barcellona, a Madrid ecco Manuela Carmena, ex-giuduce settantunenne con il pallino per il sociale. Entrambe rappresentanti del movimento degli “indignados” Podemos. Così, dopo Valencia e Saragozza, sono quattro le città principali della nazione del re Felipe VI in mano al nuovo movimento politico nato nel 2014. Le due donne governeranno quindi le città più importanti, sia politicamente sia economicamente della nazione patria della corrida. E le novità non mancheranno. Prima mossa, il taglio dei loro compensi, poi una serie di azioni politiche mirate a rivoluzionare le due metropoli. Previsti investimenti per decine di milioni di euro nelle politiche sociali, il blocco degli sfratti, l’istituzione di un tetto massimo per le rate dei mutui e tanto altro. Dopo il crollo, il partito popolare si lecca le ferite. Delle dieci principali città spagnole ha mantenuto la guida solamente di Malaga e Murcia. Sulla scia di Syriza in Grecia, ora anche Podemos punta alla guida del Paese. Intanto, il re Felipe VI ha revocato alla sorella Cristina il titolo di Duchessa di Palma de Maiorca. Un atto giunto al termine di un inchiesta che coinvolge l’infanta e suo marito Inaki Urdangarin in vicende di corruzione e presunte irregolarità fiscali. Lei non ci sta e attacca: “nessuna revoca, sono stata io a decidere”. Comunque sia andata il risultato è lo stesso. La Spagna, invece, sta iniziando a cambiare sul serio.
Podemos, gli indignados conquistano anche Madrid
Manuela Carmena è il nuovo sindaco. La sua elezione mette fine a 24 anni di governo del Partito popolare
