Esteri

Un autista scaricato come i due marò

La Farnesina si piega a New Delhi nella causa dello choffeur dell’ambasciatore indiano

entre il sistema giudiziario indiano da tre anni e mezzo palleggia con il destino dei due marò, a Roma l'ambasciata di Nuova Delhi - condannata dalla nostra giustizia civile a versare 200.000 euro a un suo ex dipendente italiano - rifiuta di eseguire una sentenza diventata definitiva dal 2011. E davanti al terzo atto di pignoramento promosso dall'uomo, ha trovato un prezioso alleato: il nostro ministero degli Esteri. Nell'ultima udienza davanti al giudice dell'esecuzione di Roma, i legali di un ex autista dell'ambasciatore indiano nella Capitale licenziato dopo anni, che ha vinto la causa per vedersi riconoscere tredicesima e differenze retributive, hanno fatto un'amara scoperta: la Farnesina si è «costituita ad adiuvandum» al fianco dell'ambasciata di Nuova Delhi, che rifiuta di pagare, depositando apposita memoria lo scorso 20 ottobre. Nel documento redatto dall'avvocatura generale dello Stato si sottolinea la «necessità assoluta» di garantire l'immunità dei fondi dell'ambasciata indiana, «in quanto consentire al giudice territoriale di distinguere i fondi destinati ad attività istituzionali da quelli relativi ad attività commerciali significa consentirgli una indebita ingerenza negli affari interni dello Stato estero». Parole precedute da un'ancora più surreale genuflessione. «Il ministero degli Affari Esteri presenta i suoi complimenti all'Ambasciata d'India», esordisce infatti la nota verbale con cui lo scorso 21 agosto la Farnesina ha avuto «l'onore di rimettere» all'ambasciata indiana il terzo atto di pignoramento presentato dal malcapitato autista. «Si presenta in proposito l'urgente opportunità di costituirsi in giudizio per evitare una definitiva assegnazione delle somme ma senza che da tale costituzione derivi un'automatica rinuncia all'immunità per la Rappresentanza» scrivono i nostri funzionari all'ambasciata. Poi la mano tesa: «Il ministero degli Affari Esteri nella circostanza rinnova all'Ambasciata la propria disponibilità a prestare i propri buoni uffici al fine di ottenere un componimento bonario della controversia». Alessandro Mezzi e Samantha Luponio, legali dell'autista, sono stupefatti. «È curioso - dicono al Tempo - che l'avvocatura generale dello Stato nella sua memoria parli genericamente di immunità di uno Stato Estero senza spiegare la differenza tra immunità assoluta e relativa. L'impignorabilità dei beni, anche quando si parla di rappresentanze diplomatiche, va dimostrata caso per caso e l'onere della prova - al contrario di quanto sostiene la nostra stessa avvocatura - per legge non spetta a noi ma all'India». Poi assicurano: «Non molleremo».

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