Esteri

I curdi fanno tremare il "sultano" Erdogan

Alle urne 53 milioni di elettori: in calo il partito del presidente

Un voto decisivo non solo per gli equilibri interni ma per quello che può significare nello scacchiere mediorientale. Oggi 53 milioni di turchi si recano alle urne in un clima di alta tensione politica in seguito all’attentato che ha provocato morti e feriti in un comizio del partito filocurdo nella città di Diyarbakir. La partita più importante è quella che riguarda la politica interna e prevede due possibilità: la prima passa per la conferma del potere dell'AKP di Erdogan che con una maggioranza dei tre quinti dei 550 parlamentari completerebbe il processo di riforme costituzionali avviato nel 2010 e trasformerebbe la Turchia in una repubblica in cui nella figura del presidente poteri decisionali si sommerebbero ai già previsti poteri protocollari. Nel caso invece in cui l'AKP non disponga, per la prima volta dal 2002, della maggioranza assoluta dei seggi, le riforme non verrebbero completate e al presidente non rimarrebbe che concludere il suo mandato, prospettiva che da molti è vista come l'inizio della fine del ventennale potere dell'AKP e che significherebbe una crisi politica dalla durata e dall'esito incerti. Uno scenario non improbabile, alla luce del rallentamento economico e degli scandali che hanno coinvolto il partito di Erdogan. L'ago della bilancia di queste elezioni legislative è costituito dal partito filo curdo HDP, guidato da Selattin Demirtas. Per la prima volta l'HDP si presenta da solo, con l'obiettivo di superare la «diga» di sbarramento che in Turchia è fissata al 10%. L'Istituto nazionale di statistica turco, considerato la fonte di sondaggi più autorevole, venerdì ha pubblicato le proprie previsioni di voto. L'AKP è dato al 41%, i repubblicani del CHP al 27,8%, i nazionalisti del MHP al 14,8 % e i curdi dell'HDP al 12,6%. Se queste previsioni trovassero conferma segnerebbero un calo netto dell'AKP (-6,2%) rispetto alle parlamentari del 2011, la possibilità per i filo curdi di avere tra 60 e 70 rappresentanti e la conseguente impossibilità per l'AKP di continuare a governare da solo. Il superamento della soglia del 10% da parte dell'HDP è confermata da tutti gli altri sondaggi pubblicati nel paese. E anche per questo il «sultano» Erdogan si è mostrato particolarmente nervoso e aggressivo, anche nei confronti della stampa, sia turca che internazionale. Sa di giocarsi tutto e la partita è difficilissima. Il quotidiano Hurriyet ha fatto esplodere una vera e propria bomba per il presidente e per il governo pubblicando le immagini di alcuni tir del servizio nazionale di intelligence carichi di armi per i ribelli siriani. Erdogan ha promesso al suo direttore, Can Dundar, che l'avrebbe «pagata a caro prezzo» e i suoi avvocati lo hanno denunciato, chiedendo per lui l'ergastolo. L’altro aspetto del voto riguarda i rapporti internazionali. Erdogan, un tempo amico di Assad, ora sostiene i ribelli siriani ma deve fare i conti con gli odiati curdi, a loro volta divisi nella lotta contro il regime di Damasco. Senza dimenticare la delicata questione, ancora tutta da definire, dell’ingresso della Turchia nell’Unione europea.

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