Da tempo il governo turco è accusato di rifornire segretamente armi alle frange jihadiste operanti in Siria, a cominciare dall'Isis, e non solo ha sempre smentito categoricamente, ma ha anche fatto scattare ritorsioni nei confronti di magistratura, militari e polizia. Recep Tayyip Erdogan, considera questi apparati i suoi nemici giurati. Il video degli investigatori che inchioderebbero il governo. Oggi il sito del quotidiano di opposizione "Cumhuriyet" sembra inchiodare il governo alle sue responsabilità. In un filmato (visibile qui) si vedono alcuni ispettori intenti a esaminare un container in metallo montato su un autotreno, appartenente a un convoglio, sotto lo sguardo di un procuratore e di numerosi agenti della sicurezza, assistiti da cani addestrati a fiutare le sostanze esplosive. Gli ispettori inizialmente aprono alcuni scatoloni di cartone contrassegnati dalla dicitura fragile: sono colmi di flaconi di antibiotici. Poi, da sotto le scatole, emergono quelli che appaiono proietti da mortaio. Stando al giornale di centrosinistra, in tutto a bordo dei vari camion della colonna ce ne sarebbero stati un migliaio, insieme a centinaia di lancia-granate e a munizioni per armi di vario calibro, pesanti e leggere, per complessivi ottantamila colpi circa. Sarebbero di fabbricazione russa e proverrebbero da varie Repubbliche ex sovietiche. La loro destinazione si suppone sia da qualche parte oltre la frontiera siriana. Le indagini. La documentazione sembra rinviare direttamente a due episodi molto controversi, risalenti rispettivamente al novembre 2013 e al gennaio 2014, quando quattro magistrati ordinarono perquisizioni del genere. In un caso si trattava di un unico autocarro, il solo a essere posto sotto sequestro. Nell'altro erano tre, ufficialmente carichi di aiuti umanitari, ma soprattutto (parola di Erdogan) di proprietà del Mit, i servizi d'intelligence, i cui agenti di scorta opposero fisicamente resistenza ai controlli e arrivarono a minacciare i poliziotti che ne erano incaricati. Magistrati in arresto. Quegli stessi magistrati sono stati arrestati all'inizio di maggio e restano tuttora in carcere, in attesa di giudizio. A processo andranno peraltro anche più di una trentina di altri pubblici ufficiali coinvolti nella vicenda, sui quali pendono imputazioni che vanno dallo spionaggio alla tentata sedizione. Il tutto mentre incombono le elezioni parlamentari del 7 giugno prossimo, attraverso cui il leader della Turchia e il suo Akp, il filo-islamico Partito per la Giustizia e lo Sviluppo, cercheranno di consolidare ulteriormente il potere che ormai detengono da ben tredici anni.
Turchia, Erdogan e quelle armi fornite agli jihadisti
Un video, pubblicato sul sito del giornale Cumhuriyet, proverebbe la collusione del governo con le frange integraliste che operano in Siria