Esteri

La stretta di Cameron: più poteri all'intelligence contro i cyberterroristi

Il governo inglese ha pronto un piano per consentire alla polizia di controllare in maniera ancora più stringete le comunicazioni degli estremisti sui social network

L’impressione, netta, è che Cameron voglia alzare un fortino intorno alle coste della Gran Bretagna. Dopo aver annunciato tempi brevi per il referendum "in/out” dalla UE, rifiutato la "spartizione a quote” degli emigranti dall’Africa, proposto di sostituire l’europeo "Human Rights Act” con il patriottico "British bill of Rights”, eccolo ora rilanciare il contestatissimo "Snoopers Charter”. Il decreto obbligherebbe le compagnie telefoniche e quelle dei servizi internet a conservare per un anno ogni traccia di utilizzo da parte degli utenti. Nonostante, attualmente, il diritto alla privacy non lo preveda. "La libertà di espressione e la possibilità di restare anonimi potrebbero venire cancellate entro dieci anni” – hanno tuonato con preoccupazione le associazioni per i diritti civili del Regno Unito. Una "forzatura dialettica” dall’obiettivo evidente di mettere in allerta i sudditi di Sua Maestà che, comunque, anche nell’ipotesi di una vittoria laburista alle scorse elezioni per la Camera dei Comuni, si sarebbero trovati nella stessa situazione. Sia il confermato Primo Ministro, sia l’ormai ex-leader dell’opposizione Ed Miliband, hanno infatti sempre avallato e sostenuto l’operato d’intelligence del Government Communications Headquarters. Perché "la sicurezza del paese viene prima di ogni altra cosa e non può in alcun modo essere messa in pericolo”. Così, mentre David II "The Chillaxed”, crasi tra i termini chill (freddo) e relaxed, nomina ministro della Giustizia l’ex-giornalista Michale Gove, sostenitore della pena di morte, il suo Segretario di Stato Theresa May vuole impiccare la libertà dei cittadini sul patibolo dell’anti-terrorismo. "Nel concedere l’aumento dei poteri ai nostri servizi d’intelligence eravamo bloccati dall’opposizione dei Lib-Dem di Nick Clegg, - ha detto la May - ma ora che non siamo più obbligati ad ascoltarli (la maggioranza assoluta conquistata alle urne ha permesso ai Conservatori di far nascere un esecutivo monocolore), andremo dritti per la nostra strada. Conferiremo alle agenzie di sicurezza, - ha aggiunto – tutti i poteri dei quali hanno bisogno per poter operare”. Il quotidiano The Independent prova a fare chiarezza sul significato delle sue parole. "Il piano proposto dai Tories, - si legge in un lungo ed articolato pezzo - consentirebbe alla polizia di chiedere all’autorità giudiziaria di ordinare il divieto di trasmissioni agli estremisti ed anche di ricevere preventivamente ogni tweet, post od altro messaggio via web da loro digitato, per approvarne la pubblicazione”. Un nuovo iter border-line con la libertà di espressione che, ipoteticamente, costringerebbe una persona incolpata di essere "pericolosa per la collettività” a dover chiedere il permesso di difendersi ai suoi accusatori. Durante la campagna elettorale che lo ha confermato inquilino del numero 10 di Downing Street Cameron aveva dichiarato: "Stiamo andando nella direzione in cui non ci sarà possibilità di controllo sull’utilizzo di Internet. Possiamo permettercelo? La mia risposta è NO”. Solo due lettere e questione chiusa. Altro che i centoquaranta caratteri disponibili su Twitter.

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