Cameron sta spingendo la Gran Bretagna fuori dall’Europa. Nonostante assicuri il contrario. Perché le parole volano via, i fatti restano. E le attività del suo nuovo esecutivo non lasciano grandi dubbi sulle reali intenzioni del confermatissimo Primo Ministro. Poche ore dopo il responso delle urne, la richiesta alla UE di escludere il Regno Unito dall’applicazione del principio fondamentale dell’Europa: la libera circolazione all’interno degli Stati membri. Poi, il pressing sull’avvio di una "renegotiation" degli accordi al momento in essere tra le parti. Ed ora la stoccata che potrebbe essere decisiva: l’annuncio di voler sostituire lo "Human Rights Act", introdotto nel 1998 dal laburista Tony Blair, con il "British Bill of Rights". Un'operazione affidata al neo Ministro della Giustizia Michael Gove, ex giornalista del The Times. Prima di analizzare le ripercussioni che ci sarebbero con l’introduzione della nuova carta, è interessante capire la scelta di affidare all’ex editorialista un ruolo così importante. Gove, scozzese di Edimburgo, fu adottato all’età di quattro mesi da una famiglia di Aberdeen dichiaratamente laburista. Dopo gli studi, ed un training come reporter nel Press and Journal, nel 1996 passa al The Times, divenendo uno dei giornalisti più importanti e seguiti dai lettori. Ed è proprio dalle colonne del prestigioso quotidiano con sede a Londra che Gove non risparmia attacchi alla giustizia britannica, addirittura invocando ripetutamente la reintroduzione della pena di morte. Travolto dalle accuse delle associazioni umanitarie, dei Laburisti ed anche di una parte dei Conservatori, lui non solo tira dritto, ma alza il tiro dichiarando anche di preferire l’impiccagione all’iniezione letale e alla sedia elettrica. Con la sua nomina al dicastero della Giustizia Cameron ha affondato quindi un tackle deciso e altamente significativo. L’avvertimento è chiarissimo. Senza più i paletti dei Lib-dem, i Tories andranno dritti sparati agli obiettivi. Torniamo ora al "British Bill of Rights". La sua adozione cancellerebbe la possibilità per i giudicati in Gran Bretagna di ricorrere alla Corte Europea di Strasburgo. Ne seguirebbe l’immediata espulsione del Regno Unito dal Consiglio d’Europa, con un effetto domino che farebbe andar giù l’ultima pedina: la permanenza nella UE. Per farne parte, infatti, è condicio sine qua non essere membri dell’organizzazione che promuove e tutela la democrazia e i diritti dell’uomo. E non è tutto. Senza lo "Human Rights Act", garanzia per l’applicazione (anche se molto parziale) del "Good Friday Agreement", salirebbe vertiginosamente la tensione con i nord-irlandesi indipendentisti e il rischio di riportare indietro di trent’anni il faticoso e mai archiviato processo di pace. Questo il pericoloso tavolo da gioco sul quale Cameron ha deciso di disputare la partita più importante della sua carriera politica. Ha puntato tutto e di una cosa si può essere certi. Non sta bluffando.
Cameron vuole togliersi di dosso la Corte Europea di Strasburgo
Il progetto affidato al ministro della Giustizia, Michael Gove, ex giornalista favorevole alla pena di morte
