La strategia europea anti-scafisti non prevede alcun intervento militare in Libia: a precisarlo sono strati il premier, Matteo Renzi, e i ministri degli Esteri, Paolo Gentiloni, e della Difesa, Roberta Pinotti, ribadendo che non sarà un intervento armato sulle coste libiche a risolvere il problema dell'immigrazione clandestina. "La pace non si porta con un'invasione", ha sottolineato il premier, "ma serve un controllo internazionale delle coste libiche per evitare uno schiavismo da parte dei trafficanti di essere umani". Gentiloni ha chiarito "né la missione europea, né l'eventuale risoluzione dell'Onu prevedono un intervento militare", ma si "autorizza" soltanto "la confisca e il sequestro di barconi in mare e l'individuazione, attraverso meccanismi di intelligence, di barconi in acque territoriali prima che imbarchino migranti". La risoluzione Onu. Secondo le indiscrezioni, la bozza di risoluzione Onu prevede la possibilità per le forze speciali di intervenire sulle coste libiche per rendere inutilizzabili i mezzi degli scafisti. Intanto, mentre l'Organizzazione internazionale per le migrazioni avverte che nei prossimi mesi sono in arrivo in Europa non meno di 250/300mila migranti, i ministri degli Esteri e della Difesa Ue si apprestano lunedì prossimo a dare il via libera all'operazione navale per contrastare il traffico di migranti nel mare Mediterraneo: senza bisogno di attendere la risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, il cui testo ancora non è stato depositato presso i 15 componenti, alcuni aspetti della missione possono essere infatti già lanciati dai Ventotto, a partire dalla decisione su sede e comandante (con ogni probabilità entrambi italiani) e dall'avvio dell'attività di intelligence. La risoluzione delle Nazioni Unite sarà invece necessaria per la parte più operativa della missione, come sottolineato anche nelle conclusioni del consiglio europeo straordinario che lo scorso 23 aprile, pochi giorni dopo l'ennesima tragedia in cui sono morte diverse centinaia di migranti nel Mediterraneo. L'operazione, da condurre "sotto la legge internazionale", sarà poi formalmente lanciata al vertice dei capi di Stato e di governo Ue il 25 e 26 giugno. La missione dovrebbe realizzare operazioni in acque internazionali, in quelle della Libia e sulla costa, per neutralizzare le imbarcazioni dei trafficanti prima che si riempiano di migranti, senza però diventare un'operazione militare di terra. Il cosiddetto "concetto della gestione di crisi", il Cmc, sarà sul tavolo dei ministri già lunedì e, secondo quanto riferiscono fonti diplomatiche, non ci dovrebbero essere difficoltà perché la proposta dell'Alto rappresentante Federica Mogherini sia approvata all'unanimità. Alla riunione di Bruxelles parteciperanno per l'Italia i ministri degli Esteri Paolo Gentiloni e della Difesa Roberta Pinotti. "C'è bisogno di fermare il traffico di dolore fatto dagli scafisti", ha avvertito Pinotti. Le prime decisioni riguarderanno dunque il quartier generale dell'operazione che si chiamerà Eunavfor Med (che dovrebbe essere a Roma), e il suo comandante operativo: per questo ruolo è candidato l'ammiraglio Enrico Credendino. La missione internazionale. Oltre all'Italia, hanno già dato disponibilità a fornire navi anche Francia, Regno Unito, Germania e Spagna, mentre altri come la Polonia e la Slovenia potrebbero mettere a disposizione aerei di sorveglianza o elicotteri. Anche in Asia un'altra emergenza migranti rischia di causare una tragedia di proporzioni epiche: secondo l'Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr), almeno 25.000 persone sono scappate a bordo di barconi malconci dal Bangladesh e dal Myanmar solo nei primi tre mesi del 2015, lo stesso numero registrato in tutto il 2014. Sono giorni, ormai, che migliaia di bengalesi e birmani della minoranza musulmana e perseguitata Rohinga, vengono letteralmente rimpallati tra le autorità di Indonesia, Thailandia, Myanmar e Bangladesh. I boatpeople carichi di centinaia di disperati sono alla deriva nelle acque delle Andamane, palleggiati da una riva all'altra. Nessuno li vuole e i governi sembrano anzi fare a gara tra chi li rifornisce di carburante, cibo e acqua, a patto che non entrino nelle loro acque. Anzi: i traballanti barconi vengono di proposito trainati a largo e diretti verso i Paesi confinanti. A bordo c'è gente così disperata, perché in mare magari da settimane, che beve la propria urina per dissetarsi. E già ci sono stati morti, i cui cadaveri sono stati gettati in mare. L'ultimo episodio riferisce di 712 profughi che le autorità indonesiane sono state costrette ad accogliere.
Renzi torna pacifista: "No all'intervento militare in Libia"
Al via la missione Onu. Gentiloni: "Si autorizzano operazioni in acque internazionali, in quelle della Libia e sulla costa, per neutralizzare le imbarcazioni prima che si riempiano di migranti"
