Esteri

Gran Bretagna, trionfano i conservatori di Cameron

Il neo eletto: "Un futuro migliore per tutti". Sonora sconfitta ai laburisti di Ed Miliband

Si sono chiuse, in Gran Bretagna, le urne per le elezioni politiche. Oltre 45 milioni di cittadini della Gran Bretagna e dell'Irlanda del nord sono stati chiamati al voto per il rinnovo dei 650 seggi della Camera dei Comuni. Il partito conservatore è il primo partito . Il Labour secondo. In tutto i seggi da attribuire alla House of Commons sono 650. La Bbc, quando lo spoglio delle schede è arrivato ai due terzi, ha diffuso una proiezione secondo la quale i conservatori di David Cameron risultano ad un seggio dalla maggioranza assoluta, a 325. I Laburisti sulla base degli stessi dati si fermerebbero a 232 e i nazionalisti scozzesi a 56. Cameron esulta. "Un futuro migliore per tutti" e la foto di un abbraccio a sua moglie. Così il premier britannico David Cameron ha twittato questa mattina la sua soddisfazione per il risultato delle elezioni. "Una nazione, un Regno Unito, ecco come spero di governare se sarò abbastanza fortunato da continuare come primo ministro".   One nation, one United Kingdom - that is how I hope to govern if I am fortunate enough to continue as Prime Minister. — David Cameron (@David_Cameron) 8 Maggio 2015   Le principali opzioni in campo sono tre. Una riproposizione del patto fra Tory e liberaldemocratici (come nel governo uscente guidato dal premier David Cameron); un accordo di supporto esterno che vedrebbe lo Scottish National Party (i separatisti scozzesi) votare di volta in volta le leggi proposte dal Labour; infine un qualcosa di cui non si e' parlato piu' di tanto ma che forse spaventa di più i mercati, i "tecnocrati" e chi lavora a Bruxelles, cioè un simile accordo di supporto esterno, ma questa volta con l'euroscettico Ukip di Nigel Farage a dare una mano ai conservatori di Cameron. Da oggi si avranno anche indicazioni importanti per l'Unione europea, vista la promessa del premier uscente di indire un referendum "dentro o fuori l'Ue" da tenersi nel 2017. Ma molti fanno notare che anche un accordo con i separatisti scozzesi guidati da Nicola Sturgeon metterebbe a rischio le sorti del Regno Unito come oggi lo conosciamo, proprio quei separatisti che portarono la Scozia al referendum per l'indipendenza, poi fallito, del 18 settembre 2014.

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