Esteri

Nsa, la corte d'appello di New York: "Illegale la raccolta dei dati"

Il giudice: "Una restrizione della privacy senza precedenti"

Ascoltate tutto, ascoltate bene. Questa è la terra della libertà. La Corte federale d'Appello di New York ha stabilito che il programma segreto della National Security Agency per la raccolta di massa dei dati delle conversazioni telefoniche negli Stati Uniti è illegale. Nelle 97 pagine di motivazione della sentenza, scritte dal giudice Gerard E. Lynch, si afferma che la clausola del Patriot Act nota come "Section 215", che consente all'Fbi di raccogliere i dati delle utenze commerciali ritenuti rilevanti nelle indagini di terrorismo non può essere legittimamente interpretata per consentire la sistematica raccolta di massa dei dati delle utenze nazionali. La decisione si ricollega, ed è espressione, di quanto teorizzato in tutta la storia del pensiero politico liberale. Scegliete voi se ispirarvi alla società aperta di Karl Popper o all'innato istinto di Von Hayek per la libertà. Un Paese, secondo questi e molti altri uomini, si fondava sull'individuo e su quei principi che difendono proprietà e pensiero libero dei cittadini. Questa è una sentenza che si iscrive nella tradizione liberale e libertaria che nei confini statunitensi ha visto raggiungere la loro massima espressione. Una sentenza che porebbe essere considerata figlia del conservatorismo, per chi, nenache a dirlo, non si fida dello Stato e per chi crede che non ci siano eccezioni all'inalienabilità delle libertà personali. La decisione della Corte giunge in concomitanza con l'intensificarsi all'interno del Congresso Usa delle polemiche relative al programma della Nsa, reso pubblico dalle rivelazioni di Edward Snowden. La clausola del Patriot Act impiegata dall'agenzia per giustificare la raccolta di massa dei dati telefonici scadrà a giugno e il Congresso è chiamato a decidere se estenderne o meno la durata. Il caso è stato aperto nel 2013 su iniziativa dell'American Civil Liberties Union. I fatti sono legati a quanto accaduto sempre nel 2013, quando sul The Guardian, noto quotidiano inglese, venne pubblicata un'intervista a Snowden, allora consulente dell'Nsa, che rivelava i segreti sulle modalità di azione dell'agenzia segreta americana. In quell'occasione l'opinione pubblica si spaccò: da una parte chi si schierava con la costituzione degli Stati Uniti, con una lettura fedele dei suoi emendamenti e chi, vedeva in quella legge appena varata, l'unica via possibile per rispondere al pericolo del terrorismo. Giusto o sbagliato che sia, oggi il verdetto. Secondo la giustizia americana, chi ha spiato ha agito in modo illegale scavalcando le stesse leggi antiterrorismo fissate nel 2001 dal Congresso. Un abuso di potere. Il programma attuato dall'Nsa comporta una "contrazione della privacy", dice il giudice Lynch. Il caso era stato archiviato nel dicembre 2013 e ora la decisione della Corte d'Appello di Manhattan va nella direzione opposta. A vincere per ora è la libertà individuale degli americani. Lynch non a caso afferma: "Una tale espansione nella raccolta di dati dei cittadini è una restrizione della privacy senza precedenti".

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