Matteo Renzi ha preso atto che la via diplomatica ha fallito. Su queste basi il governo ha deciso di procedere con l'arbitrato internazionale. Una via nuova che arriva, stando a quanto scritto dal Corriere della Sera, a margine dei continui rinvii della Corte Suprema indiana. Entro la metà del mese prossimo verrà ritirata dai legali che rappresentano l'Italia la proposta che aveva fatto all’India per una soluzione diplomatica negoziata e comunicherà al governo di Delhi l’intenzione di procedere con un contenzioso per stabilire dove risiede la giurisdizione nella vicenda dei due marò. Salvatore Girone e Massimiliano Latorre potrebbero essere giudicati dall'India, dall'Italia o da un paese terzo. Se nel giro di pochi giorni Delhi non darà una risposta chiara all’offerta italiana, il caso prenderà la forma di un confronto pubblico e internazionale. "Si sono create le condizioni migliori che ci siano mai state per procedere all’arbitrato", dice una fonte vicina alla trattativa. La proposta di mediazione diplomatica italiana è dalla fine dell’estate scorsa sul tavolo di Ajit Doval, consigliere per la sicurezza nazionale del governo Modi. Roma è "stanca" di attendere una risposta. Latorre è in Italia per trascorrere la terza licenza di convalescenza, che scade il prossimo 15 luglio, e non si può immaginare che la Corte Suprema indiana prolunghi la permanenza all’infinito. Da queste incertezze è nata l'idea di ricorrere all'arbitrato. Il gruppo di avvocati internazionali, guidati da Sir Daniel Bethlehem, lavora sul caso. Il 28 aprile ha saputo che la Corte Suprema inizierà il 7 luglio a discutere della giurisdizione sollevato dall’Italia. Il ricorso unilaterale all’arbitrato dovrà dunque essere presentato all’Aja prima del 7 luglio per evitare sovrapposizioni e prima del 15 luglio quando scade la licenza di Latorre. Il governo ha dunque circa un mese di tempo per procedere. Gentiloni: "Solo indiscrezioni". Il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, risponde, a margine di un incontro all'Ispi di Milano, a chi gli chiede un commento sulle indiscrezioni di stampa secondo le quali il governo si appresterebbe a chiedere un arbitrato internazionale per stabilire la giurisdizione per giudicare i due marò accusati di aver ucciso due pescatori indiani al largo delle coste del Kerala, in India, mentre si trovavano a bordo di una petroliera nell'ambito di una missione internazionale antipirateria. "Non commento, sono indiscrezioni", spiega il ministro. Ancora nessuna notizia certa su un possibile avvio di un arbitrato internazionale. La compagna di Latorre: "Non sappiamo niente". Lo fa sapere Paola Moschetti, compagna di Massimiliano Latorre. I riferimenti politici che normalmente aggiornano le famiglie sugli sviluppi della situazione "non ci hanno informato e non perché siano stati interrotti i contatti, ma perché la cosa, evidentemente, non si è ancora effettivamente realizzata. Sulla soluzione della vicenda non mi esprimo, dico solo che sono passati tre anni e mezzo, a questo punto ci dovrà essere, prima o poi, una conclusione. Mica possiamo andare avanti in eterno".
Marò, l'Italia pronta a ricorrere all'arbitrato
Dopo l'ennesimo rinvio della Corte Suprema indiana i legali dei due militari: "Ci sono le condizioni per procedere". Gentiloni: "Sono solo indiscrezioni"
