Esteri

Caos e scontri a Baltimora, la comunità nera sul piede di guerra

Scene di guerriglia urbana dopo la morte di Freddie Gray, 25 enne afroamericano ucciso durante l'arresto. Obama chiama il sindaco della città. Quindici agenti feriti

La comunità nera è sul piede di guerra. Scene di guerriglia urbana a Baltimora dove, dopo una nuova giornata di scontri e incendi, il governatore del Maryland ha ordinato l'intervento della National Guard. L'obiettivo è sedare la sommossa scoppiata dopo i funerali di Freddie Gray, il giovane afroamericano rimasto ucciso durante l'arresto la scorsa settimana. "Saremo presenti in forze per le strade, pattugliandole a sostegno della polizia di Baltimora", ha detto il generale Linda Singh, dopo l'annuncio dell'arrivo di 5mila soldati della Guardia nazionale, sottolineando che questo non significa che verrà imposta la legge marziale nella città. Il governatore Larry Hogan, per poter ordinare l'intervento delle forze militari, ha dichiarato lo stato di emergenza. La giornata di ieri si era conclusa con il bollettino di guerra di 27 arresti e 15 poliziotti feriti, due dei quali in modo grave, secondo quanto riportato dal colonnello della polizia Darryl DeSousa. La rivolta è scoppiata quando giovanissimi afroamericani sono scesi in strada dopo la chiusura delle scuole, scagliando pietre contro la polizia in tenuta anti-sommossa e contro le auto della polizia. I ragazzi hanno risposto a un appello alla rivolta diffuso attraverso i social media. A questo hanno risposto, sempre via Twitter, i poliziotti invitando i genitori dei ragazzi a intervenire per riportarli a casa: "Chiediamo ai genitori di riportare i figli a casa, non vogliamo che nessuno si faccia del male". Il sindaco di Baltimora, l'afroamericana Stephanie Rawlings-Blake, ha definito quelli che hanno incitato la rivolta dei criminali che vogliono distruggere la città. Ed ha annunciato pe questa sera il coprifuoco (dalle 10 fino alle cinque del mattino). Oggi le scuole sono rimaste chiuse. Intanto il ministro della Giustizia, Loretta Lynch, ha informato il presidente Obama che ha sua volta ha parlato al telefono con il sindaco. Il dato, nelle periferie di Baltimora. La notte scorsa è stata soprattutto la rabbia dei più giovani a esplodere. Ragazzi che vivono nei ghetti neri di Baltimora in condizioni peggiori dei loro coetanei negli "slum" di Nuova Delhi e di Ibadan, terza città della Nigeria, secondo uno studio della John Hopkins University che ha messo a confronto la situazione degli adolescenti nei quartieri poveri di diverse città. A Baltimora i ragazzi tra i 15 e i 19 anni sono più esposti ai rischi della droga, del disagio mentale, delle violenze sessuali e delle gravidanze precoci, dei loro coetanei di Nuova Delhi, nonostante vivano in un Paese molto più povero. "I ragazzi a Baltimora hanno paura, non si sentono protetti", affermava Kristen Mmari, principale autrice della ricerca pubblicata lo scorso anno che dipinge una realtà di povertà e emarginazione nei quartieri analizzati che sembrano lontani anni luce, e non poche decine di chilometri, da Washington. Teatro di una rivolta razziale che durò oltre 10 giorni nell'aprile del 1968 - quando dopo l'assassinio di Martin Luther King si registrarono riot di 125 città - Baltimora ha 662mila abitanti in stragrande maggioranza neri. Dagli anni cinquanta ha perso un terzo degli abitanti - ed un altro 5% l'ha perso tra il 2000 e il 2010 - con la maggioranza dei bianchi che, come è successo a Detroit, altra città dannata d'America, hanno lasciato la città per i ricchi sobborghi. Secondo i dati del censimento del 2013, un abitante della città su quattro vive sotto la soglia della povertà: la città ha infatti un tasso di povertà del 25%, il 15% superiore a quello del resto del Maryland e il 10% superiore a quello del resto del Paese. Sono circa 16mila gli edifici vuoti e abbandonati nella città dove gli homeless sono circa 4mila. Secondo i dati del 2011, il 37% dei bambini di Baltimora vive in povertà, un dato che è aumentato rispetto al 2007 quando era il 28%. All'alto tasso di povertà, corrisponde un più basso tasso di scolarizzazione: nella città il 68% ha finito l'high school, contro la media dell'80% a livello nazionale. Mentre il reddito medio pro capite è di 23mila dollari, contro quello nazionale tra i 32mila e i 39mila dollari. I precedenti. Freddie Gray, il giovane 25enne afroamericano rimasto ucciso durante l'arresto la scorsa settimana, è solo l'ultimo nome di una lunga lista di neri morti in incidenti con la polizia. A scatenare violente proteste, durate diverse settimane, l'anno scorso fu il caso di Michael Brown. Il 9 agosto il 18enne afroamericano disarmato venne ucciso da un poliziotto bianco in un sobborgo di St.Louis. La sua vicenda aprì un dibattito in tutto il Paese sul comportamento delle forze dell'ordine nei confronti delle minoranze. Appena dieci giorni dopo i tragici fatti un altro ragazzo nero è stato ucciso dalla polizia in Missouri. Un 23enne armato di coltello è stato freddato a pochi chilometri da Ferguson, dove si tenevano le manifestazioni per l'uccisione di Brown. L'uomo si sarebbe rifiutato di gettare l'arma dopo avere tentato di rapinare un negozio. Casi simili sono avvenuti anche a New York e Cleveland. Il 20 novembre un agente di polizia di New York apre il fuoco e uccide un ragazzo nero di 28 anni disarmato in una scala in un edificio a Brooklyn. Due giorni dopo, il 22 novembre, a Cleveland, in Ohio, un afroamericano di 12 anni viene colpito a morte dalla polizia mentre tiene in mano un'arma giocattolo. Alcuni mesi dopo, il 7 marzo, Tony Robinson, 19enne afroamericano, muore in ospedale dopo essere stato raggiunto da alcuni colpi di arma da fuoco, sparati da un agente di polizia a Madison, nel Wisconsin. L'uccisione avviene a poche ore dalla marcia a Selma per ricordare quella del 7 marzo 1965, passata alla storia come la Bloody Sunday americana dopo che 600 attivisti furono attaccati dalla polizia con manganelli e lacrimogeni mentre attraversavano l'Edmund Pettus Bridge. Risale invece al 4 aprile il caso del 50enne Walter Scott, ucciso a North Charleston, in South Carolina, dal poliziotto 33enne Michael Slager, che ha detto di avere aperto il fuoco contro la vittima perché temeva per la sua vita dopo che l'uomo gli aveva sottratto la pistola Taser durante un controllo stradale.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.