Esteri

Panama, Obama: "Io e Castro una svolta storica"

Gli Stati Uniti "non rimangono prigionieri del passato né con Cuba né con il resto dell'area". La Casa Bianca guarda avanti ma dovrà confrontarsi con l'opposizione repubblicana

Anni di embargo, sanzioni, minacce e povertà. L'isola dei caraibi, una lingua di terra a largo delle coste della Florida. Il pericolo socialista. Il lider maximo che gridava orgoglioso: "Hasta la victoria". Il cambio di regime, quando Fulgencio Batista era il dittatore e Fidel Castro un liberale. Una rivoluzione negata, spezzata dai dogmi comunisti. La fuga degli esuli e degli stessi uomini della rivolta castrista, la morte del Che. La crisi missilistica del 1962, anno in cui Cuba diventa ufficialmente, per gli Stati Uniti, il nemico alle porte. Poi il nulla. Porte chiuse e isolamento con Washington fino a oggi. Il disgelo. "Una nuova era si apre in America Latina". Il presidente Usa, Barack Obama, nel suo intervento al Vertice delle Americhe spiega il cambiamento. "Il fatto che io e Castro ci sediamo qui, insieme, è un occasione storica. La guerra fredda è finita da tempo e non sono interessato a battaglie iniziate prima che io nascessi". Il vertice delle Americhe. A Panama, gli Stati Uniti non rimarranno prigionieri del passato né con Cuba né con il resto dell'area. "Gli Usa guardano avanti" aggiunge il presidente definendo il summit "un momento storico". Cuba ha espresso al presidente Usa, Barack Obama, la propria "disposizione al dialogo". Lo afferma il presidente cubano, Raul Castro che ha definito "un passo positivo" la decisione di Obama di espungere Cuba dalla black list dei Paesi che hanno aiutato le organizzazioni terroristiche. Doveva parlare per otto minuti, "ma siccome mi dovete sei vertici, a cui Cuba non è stata invitata, sei per otto, fa 48 minuti". Castro ci ha scherzato su all'inizio del suo intervento. Il presidente cubano definisce poi "interessante" il discorso di Obama che lo ha preceduto di alcuni minuti. Era tutto pronto a Panama. Il faccia-a-faccia è il primo in oltre mezzo secolo. Non era previsto nell'agenda di Obama, ma è stato confermato ufficialmente nella notte dalla Casa Bianca. Acquista un significato delicatissimo nel quadro del riavvicinamento tra i due paesi. E nella notte italiana, i due presidenti si sono già salutati e le immagini hanno fatto il giro del mondo: qualche sorriso, una battuta e poi la stretta la mano. Prima, i due avevano avuto solo un fugace scambio di saluti al funerale di Nelson Mandela nel dicembre del 2013 in Sudafrica. L'incontro è stato preceduto da un balletto diplomatico attentamente studiato. Obama e Castro si sono parlati al telefono nei giorni scorsi, poco prima di partire per Panama. E giovedì sera, il segretario di Stato americano, John Kerry, ha incontrato per oltre due ore il collega cubano, Bruno Rodriguez, un'altra storica prima volta. I passi della burocrazia. Il n.2 del Consiglio per la Sicurezza Nazionale della Casa Bianca, Ben Rhodes, spiega che nel faccia-faccia i due "faranno il punto" sul disgelo: i negoziati per la ripresa delle relazioni diplomatiche e le "persistenti" divergenze. Tra l'altro, i due ultimi summit americani - nel 2009 a Trinidad e Tobago, e nel 2012 a Cartagena, in Colombia - erano terminati in un clima di tensione per l'insistenza americana a che Cuba continuasse ad essere esclusa dal consesso. Adesso il clima è decisamente diverso. "Questo vertice di Panama ha un contenuto davvero speciale. E' la prima volta nella storia delle Americhe che si riuniscono allo stesso tavolo i 35 capi di Stato e di governo", rileva nel suo discorso il segretario generale dell'Organizzazione degli Stati Americani (Osa), Josè Miguel Insulza. Tra l'applauso dei leader, Insulza ha anche reso omaggio al disgelo avviato lo scorso 17 dicembre: "Il dialogo è il modo migliore per appianare le differenze". Quello odierno è il primo incontro tra un presidente americano ed un leader cubano dopo quello del 1956 tra Dwight Einsenhower e Fulgencio Batista. Incontro tre anni prima della revolucion di Fidel Castro e 5 prima della rottura delle relazioni diplomatiche il 3 gennaio del 1961 cui oggi Obama e Castro jr, tenteranno di porre rimedio. Sebbene la piena normalizzazione delle relazioni, tra cui l'allentamento delle sanzioni, sarà graduale e potrebbe richiedere anni, il recupero delle relazioni diplomatiche potrebbe essere molto più rapido. Quarantacinque giorni. La decisione di rimuovere Cuba dalla lista dei paesi sponsor del terrorismo, che potrebbe essere annunciata in occasione dell'incontro di oggi tra Obama e Castro, farà scattare un periodo di attesa di 45 giorni prima che la misura diventi effettiva. E in questo mese e mezzo è possibile, anche se ritenuto da fonti dell'amministrazione Obama altamente improbabile, che il Congresso repubblicano approvi una legge per cercare di bloccare la misura che, dopo la svolta diplomatica di dicembre, aprirebbe definitivamente le porte alla normalizzazione dei rapporti. L'opposizione di diversi esponenti del partito Repubblicano, fra cui John Boehner, speaker della Camera dei Rappresentanti, e Marco Rubio, senatore della Florida e probabile candidato nelle presidenziali del 2016 sarebbero pronti a dare battaglia. La strada del disgelo. La prima mossa sarebbe quella della ripresa delle relazioni diplomatiche anche se i diplomatici americani ritengono che i cubani sarebbero riluttanti a riaprire le ambasciate prima del completamento dei 45 giorni di attesa. In ogni caso, a poche ore dell'atteso colloquio tra i due leader, che ieri sera hanno già fatto la storia stringendosi la mano all'inizio del vertice di Panama, dalla Casa Bianca non arrivano ancora conferme del fatto che effettivamente Obama annuncerà oggi la decisione. "Questa raccomandazione è stata passata a altri membri della squadra di sicurezza nazionale del presidente per la loro valutazione e quando questa sarà completa la decisione finale verrà presa dal presidente", ha detto Ben Rhodes, numero due del Consiglio di Sicurezza Nazionale, ai giornalisti a Panama. "Siamo impegnati a stabilire relazioni diplomatiche con il governo cubano, e quindi non siamo interessati a rovesciare questo governo" ha detto ancora Rhodes rispondendo ad una domanda sul cambio di regime. "Noi non siamo concentrati a cambiare i regimi esistenti in un momento in cui stiamo dialogando con questi", ha concluso confermando ancora la portata politica della svolta di Obama.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.