Esteri

Kenya, strage di studente dopo il blitz jihadista all'università

L'attacco rivendicato dal gruppo islamista-somalo al-shabab. Il governo: "Almeno 150 morti". Si cercano oltre 500 giovani dispersi

Spari, esplosioni e sangue in Kenya. Tragedia al campus universitario di Garissa nel nord-est del Kenya, dove un commando armato ha ucciso circa 150 persone. Il campus si trova a 150 chilometri dalla frontiera con la Somalia. All'alba alcuni miliziani armati sono penetrati nel campus e si sono asserragliati in un dormitorio. Per diverse ore, secondo i media keniani e la Croce Rossa, sono risuonate esplosioni e colpi di arma da fuoco. Il gruppo estremista islamico somalo Al-Shabaab ha rivendicato la strage. Il Kenya è stato teatro di diversi attentati terroristici portati a termine dagli estremisti islamici somali Shabaab, il più sanguinoso nel 2013 in un centro commerciale di Nairobi. Oltre 500 dispersi. Le autorità del Kenya stanno cercando di rintracciare 535 studenti del campus universitario di Garissa. Lo ha riferito su Twitter il Centro nazionale per i disastri, citando il ministro dell'Interno del Kenya, Joseph Nkaissery, secondo cui finora sono stati rintracciati 280 degli 815 studenti del college. Secondo l'agenzia, almeno 65 persone sono rimaste ferite nell'assalto e quattro di loro sono state trasportate a Nairobi. La Croce rossa ha riferito che 50 studenti sono stati liberati, mentre alcuni sono riusciti a fuggire. "Abbiamo sentito degli spari, stavamo dormendo, erano circa le 5 del mattino e i ragazzi hanno iniziato a scappare per salvarsi", ha raccontato uno studente rimasto anonimo.   Caccia all'autore dell'assalto. Le autorità del Kenya hanno offerto una taglia da oltre 54mila dollari per Mohamed Kuno, un leader del gruppo militante somalo al-Shabaab che secondo gli investigatori è dietro l'attacco. La polizia ha diffuso una foto di Kuno, comandante militare degli al-Shabaab nella regione di Basso Giuba, nel sud della Somalia. "Kuno comanda la milizia lungo il confine ed è responsabile di incursioni dall'altro lato della frontiera", ha fatto sapere la polizia in un comunicato. "Recentemente - si legge nella nota - ha intensificato attacchi nel nord del Kenya e sulla costa". Secondo fonti, il sospetto è stato aiutato da due giovani abitanti di Garissa, che hanno sorvegliato il campus dell'università. Gli investigatori descrivono Kuno come molto religioso. Aveva lavorato per alcuni anni come insegnante in una madrasa.   L'allerta dell'intelligence. L'attacco all'università di Garissa arriva dopo che una settimana fa era stato diffuso dall'intelligence un allarme su possibili attacchi terroristici contro università. Ma le misure di sicurezza erano state adottate principalmente in tre atenei di Nairobi, la Kenyatta University, l'University of Nairobi, e l'United States International University. Gli studenti erano stati avvisati dell'esistenza di informazioni credibili di possibili attacchi terroristici contro università o college nel Paese. "I rapporti di intelligence indicano che il gruppo terroristico Al-Shabaab sta pianificando attacchi di rappresaglia contro importanti istituzioni a Nairobi, comprese principali università", ha scritto in una comunicazione agli studenti diffusa il 25 marzo scorso il capo della sicurezza dell'università di Nairobi, W.M. Wahome.   Chi sono gli al-shabab. Emersi nel 2006 dopo la sconfitta dell'Unione delle Corti Islamiche da parte del Governo Federale di Transizione, gli al-Shabaab, "i Giovani", rappresentano il gruppo islamico più potente e attivo in Somalia. Dal 2012 sono formalmente riconosciuti come cellula locale di al-Qaeda e sono inseriti nella lista delle organizzazioni terroristiche di numerosi governi e servizi di sicurezza occidentali. Tra gli obiettivi del gruppo, quello di instaurare nel Paese la Sharia, la legge islamica, nella rigida applicazione wahhabita. Espulso da Mogadiscio nell'agosto 2011 e dal porto di Kismayo nel settembre 2012, il movimento islamico controlla ancora gran parte delle zone rurali nel sud del Paese, dove le donne accusate di adulterio vengono lapidate e ai ladri sono amputate le mani. La sua forza è stimata in settemila-novemila uomini, con un netto calo rispetto ai 14.426 guerriglieri stimati nel maggio del 2011. Il calo di miliziani è dovuto sia a screzi interni tra leader somali e la leadership centrale di al-Qaeda, sia all'azione del governo di transizione che dal 2012, grazie al sostegno della comunità internazionale, è riuscito ad agire con forza contro gli estremisti islamici. Il leader degli al-Shabaab è Ahmed Omar Abu Ubeyda, dopo che il suo predecessore - Moktar Ali Zubeyr, anche noto come Ahmed Godane - è stato ucciso nel settembre dello scorso anno in un raid americano. Nel febbraio 2012 Godane aveva rilasciato un video nel quale "prometteva di obbedire" al leader di al-Qaeda Ayman al-Zawahiri. Oltre all'applicazione della sharia, un altro obiettivo chiave della missione degli al-Shabaab è l'espulsione dalla Somalia dei soldati stranieri, in primis quelli etiopi e kenioti. Ed è proprio contro il Kenya, responsabile di aver mandato propri militari a combattere il gruppo in Somalia, che si sono scatenate le peggiori azioni all'estero dei miliziani somali, compreso l'attentato del 1996 contro l'ambasciata Usa a Nairobi e nel 2002 contro obiettivi israeliani attorno a Mombasa. L'attacco più sanguinoso resta quello al centro commerciale Westgate a Nairobi nel settembre del 2013 costato la vita a 68 persone.

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