Esteri

Il pilota: «Vi ricorderete tutti di me»

Lubitz aveva premeditato lo schianto. Gli amici: «Ossessionato dalle Alpi» Aveva anche problemi alla vista e rischiava di non poter più volare LEGGI ANCHE Ecco i misteri in volo dell'Airbus caduto

Aveva problemi alla vista il copilota che ha fatto schiantare l’Airbus di Germanwings uccidendo 150 persone. Andreas Lubitz, secondo il «New York Times», aveva accusato l’insorgere di una malattia agli occhi che ne poteva mettere a rischio la capacità di continuare a volare. Per questo si sarebbe rivolto il 10 marzo scorso all’ospedale dell’università di Düsseldorf, che ha una clinica oculistica di altissimo livello. E questo si aggiungerebbe ai problemi psichiatrici per i quali erano stati prescritti al ventisettenne pilota tedesco farmaci specifici. L’ospedale non ha voluto commentare la notizia, ma si è limitato a far sapere che non era lì che Lubitz veniva trattato per la depressione. Malattia che aveva nascosto al proprio datore di lavoro, arrivando perfino a strappare il certificato medico che il 24 marzo, giorno della tragedia, lo «metteva a riposo». Allo stesso modo, ritiene il giornale statunitense, il pilota di Montabaur, «potrebbe aver celato alla compagnia aerea anche i problemi di vista» che non è escluso «fossero di natura psicosomatica». Che qualcosa non funzionasse per il verso giusto nella testa di Andreas lo testimonia Maria, hostess che per qualche tempo era stata fidanzata con lui, intervistata dal quotidiano «Bild». «Era ossessionato dal volo - racconta - Ogni tanto si svegliava la notte e gridava: "Stiamo scendendo". Una volta mi ha confidato che avrebbe fatto qualcosa per cui tutti lo avrebbero ricordato». Tracce del «male oscuro» che divorava l’anima di Andreas gli investigatori ora le cercano pure nel computer e nel materiale sequestrato nell’appartamento di Düsseldorf dove viveva e nella villetta dei genitori a Montabaur, in Renania. Tra le ipotesi seguite dagli inquirenti c’è che lo schianto tra le Alpi fosse premeditato e che proprio in quel luogo avrebbe dovuto avvenire. Appassionato di volo, Lubitz aveva iniziato a pilotare alianti a 14 anni e poi aveva preso il brevetto al «Luftsportclub Westerwald», che ha sede proprio a Montabaur. «Era un ragazzino come tanti, voleva volare e lo faceva bene», ricorda Klaus Radke, presidente dell’aeroclub. Aeroclub che ha organizzato in passato stage sulle Alpi provenzali. «Andreas ha partecipato con noi a due di questi stage. A Sisteron», racconta a «Le Parisien» Ernst Müller. «Il giovanotto era allo stesso tempo appassionato e ossessionato dalle Alpi». Sisteron è un paesino poco lontano da Digne-Les-Bains dove ora è stata installata una delle basi operative dei soccorsi che fanno la spola con il massiccio delle Trois-Evêchés per recuperare le salme dei passeggeri del volo 4U9525 precipitato martedì scorso. Dopo che Lubitz ha chiuso fuori dal cockpit il comandante, ha inserito il pilota automatico e ha puntato l’aereo contro le Alpi. Quelle montagne desiderio-ossessione che tanto lo attiravano. «Più che affetto da depressione, Lubitz poteva essere vittima di un vero e proprio disagio esistenziale», sottolinea Michele Cucchi, direttore sanitario del Centro medico Sant’Agostino di Milano, che vede «una predeterminazione» nella tragedia.«Un disagio esistenziale forse legato all’esperienza di uomo e alla storia di vita di questa persona, con il bisogno di andarsene con un gesto eclatante». La possibilità che il copilota del volo Barcellona-Düsseldorf fosse affetto da disordini psicologici non è l’unica pista seguita dagli inquirenti. Lo ha chiarito il procuratore francese Jean Pierre Michel, che lavora assieme agli investigatori tedeschi: «Siamo in possesso di un certo numero di elementi che ci permettono di avanzare su questa pista, che è molto seria ma non è la sola. Non possiamo scartare l’ipotesi di un guasto tecnico». Intanto sulle Alpi sono stati recuperati seicento resti umani. Verranno analizzati per l’identificazione attraverso la prova del Dna nei laboratori di Rosny-sous-Bois, vicino Parigi. E si cerca ancora tra i rottami polverizzati dell’Airbus 320 il «Flight data record», la scatola nera che registra i dati di volo. Il «voice recorder» è stato trovato tre giorni fa e ha permesso di capire che Lubitz aveva chiuso il comandante, Patrick S., fuori dal cockpit. Ma a Digne-les-Bains è tempo di preghiera: ieri la messa a cui hanno partecipato i familiari delle vittime e 150 candele accese. Una cerimonia ufficiale è stata programmata il 17 aprile nella cattedrale di Colonia.

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