Dagli elementi raccolti finora emerge una chiara "volontà di distruggere l'aereo". È la drammatica verità confermata dal procuratore francese Brice Robin, sullo schianto dell'Airbus A320 della Germanwings caduto martedì sulle Alpi francesi. Un incidente costato la vita a 150 persone. A causarlo, secondo la ricostruzione basata sull'ascolto della prima scatola nera ritrovata, è stato il copilota del velivolo, Andreas Lubitz, 27 anni, di nazionalità tedesca. La svolta nelle indagini è arrivata a meno di 48 dal disastro, grazie alle registrazioni delle conversazioni audio dell'unica scatola nera recuperata. Nyt: "E' stato il copilota". Ad anticiparne il contenuto è stato il New York Times e poche ore dopo è arrivata la conferma del procuratore di Marsiglia, Brice Robin. Il pm ha spiegato che il copilota, Andreas Lubitz, 28enne di nazionalità tedesca, ha approfittato di un momentaneo allontanamento del comandante per "bisogni fisiologici" e si è rinchiuso nella cabina. Rimasto "solo al comando" dell'aereo, "ha manipolato i bottoni per azionare la discesa, fino allo schianto". "L'azione, ha sottolineato Robin, "non può che essere volontaria". Nessuna risposta anche agli appelli della torre di controllo di Marsiglia, in cabina il silenzio è rotto solo dal respiro regolare del co-pilota, fino all'ultimo lucido e determinato nel suo folle gesto. Il copilota, 27 anni e appena 630 ore di volo. Secondo i media tedeschi, Lubitz, assunto nel settembre 2013 e con appena 630 ore di volo alle spalle, aveva sospeso l'addestramento a causa di un esaurimento da stress e depressione. Proprio questa sembra la pista privilegiata, più che un improbabile legame con il terrorismo che gli stessi inquirenti sembrano escludere. Dall'audio è emerso che il comandante ha tentato più volte di buttare giù la porta, blindata come previsto dalle norme internazionali. I passeggeri del volo "si sono resi conto di quanto accadeva solo pochi istanti prima dell'impatto", quando vengono registrate "urla". Il copilota "aveva superato tutti i test medici e psicologici, era veramente abile al volo al 100 per cento", ha affermato l'ad di Lufthansa, Carsten Spohr, riconoscendo tuttavia che "indipendentemente da quanto la sicurezza sia in primo piano, un avvenimento simile non si può mai escludere del tutto". Oltre a essersi formato alla scuola di volo di Lufthansa, Lubitz aveva ricevuto il certificato di eccellenza della Federal Aviation Administration (Faa), l'organizzazione americana della sicurezza dei voli. Perdita di quota volontaria. Nel corso della dettagliata conferenza stampa che si è tenuta a Marsiglia, il procuratore ha spiegato di non voler parlare apertamente di suicidio. Ma "posso dire - ha sottolineato che il copilota ha volontariamente permesso la perdita di quota dell'aereo". Nessun elemento indica azione terrorismo. Si sarebbe trattato di una azione deliberata, ma non sembra motivata da mire terroristiche. Nel corso della conferenza stampa, il procuratore ha più volte ribadito che «a questo stadio dell'indagine nulla permette di dire che si tratti di un attentato terroristico» anche se «dobbiamo controllare il background» di copilota e comandante. Escluso malore del copilota. Il procuratore esclude anche l'ipotesi di un malore. «Non ci sono telecamere nella cabina di pilotaggio - ha detto - ma non penso che il copilota sia stato colto da un panico particolare perché il ritmo della sua respirazione è rimasto costante». Il respiro del pilota, ha aggiunto, così come emerge dalla scatola nera, «rimane costante fino alla fine». Inoltre Robin ha sottolineato che i comandi di discesa possono essere azionati solo da un'azione volontaria. Comandante esce dalla cabina, copilota non lo fa rientrare. Le parole del procuratore hanno confermato le rivelazioni fatte dal New York Times nella notte. Dopo l'uscita del comandante dalla cabina, dovuta probabilmente a motivi fisiologici e che ha fatto seguito a un normale dialogo tra i due sulla preparazione all'atterraggio a Dusseldorf, il copilota non ha più permesso al collega di rientrare. Secondo le registrazione il comandante ha provato a tornare in cabina e «ha bussato più volte», ma «non ha ricevuto risposta». Lubitz, ha precisato Robin, «ha rifiutato di aprire la porta della cabina al comandante». Copilota ha azionato discesa aereo. Quindi, dopo essere rimasto solo al comando, il copilota, «ha azionato il bottone che comanda la perdita di quota» e l'aereo in «otto minuti» è passato da circa 12mila a duemila metri di altitudine. Impossibile pensare che il comando sia stato azionato per caso o involontariamente, in seguito a un malore. Nonostante l'anomalia dell'operazione effettuata, non è stato lanciato alcun messaggio di allerta o mayday verso i controllori aerei a terra. Inoltre, dalla cabina di pilotaggio, ha spiegato la procura, «non è stata data risposta ai numerosi appelli lanciati dai controllori aerei». Costante, grida, poi l'impatto. Il comandante deve aver capito subito che qualcosa di anomalo stava succedendo in cabina. Tanto che ha provato a più riprese a farsi aprire dal giovane collega. Nelle registrazioni della scatola nera, ha spiegato il procuratore, «si sentono numerosi appelli del comandante per poter rientrare in cabina», e poi «colpi violenti» per cercare di aprire la porta che però è blindata. La scatola nera ha rivelato inoltre che «negli ultimi 10 minuti di volo, dopo l'uscita del comandante», quelli della discesa a bassa quota, «nella cabina di pilotaggio si sente soltanto il respiro del copilota. E non si sente alcuna parola, silenzio assoluto». Solo pochissimi istanti prima dell'impatto rieccheggiano delle grida. Poi l'impatto che ha mandato in frantumi l' Airbus A320.
Disastro Germanwings, è stato il copilota
La Procura: "Incidente volontario". Escluso l'attentato dopo l'analisi delle registrazioni audio della scatola nera FOTO1 Lo schianto Il giallo di Lubitz "Era depresso"
