Una cellula di estremisti islamici che operava tra l'Italia e i Balcani è stata smantellata dall'Antiterrorismo della Polizia al termine di una lunga indagine. La cellula, secondo quanto si apprende, si occupava del reclutamento di aspiranti combattenti e del loro instradamento verso le milizie dell'Isis. Sono ancora in corso perquisizioni in Lombardia, Piemonte e Toscana nei confronti di alcune persone ritenute simpatizzanti dell'Isis. Il prefetto Mario Papa, direttore della Direzione centrale della polizia di prevenzione (Ucigos), parla di una indagine durata due anni, coordinata dall'Ucigos e condotta dalla Digos di Brescia con la collaborazione delle questure di Torino, Como e Massa Carrara. Gli uomini dell' Antiterrorismo, della questura di Brescia e del Servizio di cooperazione internazionale di Polizia stanno operando anche in Albania, nella zona di Tirana. Il procuratore di Brescia Tommaso Buonanno ha definito questa giornata "importante per la lotta al terrorismo''. Soddisfatto il ministro dell'Interno Angelino Alfano che ad Agorà su Raitre ha detto: "Per la prima volta è stata applicata la norma sui sospettati, la stessa che viene applicata ai sospettati di mafia. Insomma - ha concluso - il sistema di prevenzione sta funzionando". Per i servizi segreti italiani i Balcani sono l'area nodale del radicalismo islamico. "La regione balcanica si conferma nodale per il radicalismo di matrice islamica, in virtù dell'incessante attivismo di soggetti e di gruppi estremisti di orientamento salafita, sempre più coinvolti nel reclutamento e nel trasferimento di jihadisti in territorio siriano ed iracheno". L'allarme lanciato dai servizi segreti italiani nell'ultima Relazione al Parlamento pare confermato dunque dall'operazione di questa mattina. I nostri 007 segnalano come "particolarmente attivi alcuni gruppi presenti in Albania, Bosnia-Erzegovina, FYROM, Kosovo, Montenegro e Serbia", gruppi che "ruotano attorno a leader per lo piu' bosniaci e di etnia albanese". E "specie in Kosovo, al di là dell'approccio radicale predicato da taluni imam, l'idea del jihad sembra allignare soprattutto in alcune aree meridionali, dove il diffuso disagio socio-economico accentua la permeabilità, specie tra i più giovani, all'azione di proselitismo di impronta salafita". Gli arresti e i rapporti con i "foreign fighters" italiani. L'Autorità Giudiziaria di Brescia ha emesso tre ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di due cittadini albanesi, zio e nipote, il primo residente in Albania e l'altro in provincia di Torino, nonchè a carico di un 20enne cittadino italiano di origine marocchina, anch'egli residente in provincia di Torino. I primi due sono indagati del reato di reclutamento con finalità di terrorismo, il terzo di Apologia di delitti di terrorismo, aggravata dall'uso di Internet. I tre erano in contatto, telefonico e facebook, con un italo marocchino residente a Vobarno (Brescia), inserito nella lista dei 65 ''foreign fighters'' italiani, partito nel settembre 2013 dal nostro Paese per unirsi all'Isis. L'uomo pochi giorni prima di trasferirsi in Siria aveva effettuato un rapido viaggio proprio in Albania. Il 12 giugno del 2013 era già stato arrestato dalla Digos per reati di terrorismo. Il gip di Brescia ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare anche nei confronti di Anas El Abboubi, il marocchino residente nel bresciano, arrestato nel 2013, scarcerato dal Riesame e che ora si trova a combattere in Siria. Per El Abboubi l'accusa è di "addestramento con finalità di terrorismo". Il giovane aveva collegamenti con gli altri tre arrestati nell'inchiesta della Procura di Brescia. Stando alle indagini, El Abboudi il 6 settembre 2013 era andato in Albania per raccogliere istruzioni per riunirsi a gruppi jihadisti in Siria. L'inchiesta è riuscita a ricostruire gli ultimi spostamenti in Italia del giovane marocchino residente nel bresciano e i suoi contatti prima di inserirsi nelle fila dello Stato Islamico, dove ha assunto il nome di battaglia di 'Abu Rawaha l'italiano'. L'italiano di origine marocchina e la propaganda. Elemento fondamentale che è stato scoperto dagli investigatori è che il ventenne italiano di origine marocchina arrestato oggi, sarebbe l'autore del documento di propaganda dell'Isis, un testo di 64 pagine interamente in italiano, apparso di recente sul web. Il documento si intitola 'Lo stato islamico, una realtà che ti vorrebbe comunicare". Il giovane è "attivissimo su Internet", rilevano gli investigatori. Il documento illustra nel dettaglio le attività dello Stato islamico nei territori occupati dall' Isis, descrivendolo come una vera e propria organizzazione statale che offre benessere e protezione ai suoi cittadini e allo stesso tempo spietato con i suoi nemici. A giudizio degli inquirenti, "la sua importanza non risiede tanto nei contenuti - che ormai si trovano in molteplici testi o video diffusi dallo Stato islamico tramite internet - quanto piuttosto nel fatto che è stato ideato per essere destinato specificatamente a un potenziale pubblico italiano o di lingua italiano". Le indagini hanno infatti documentato che il testo è stato effettivamente rilanciato da altri utenti, attraverso Facebook o siti internet, per consentirne la massima diffusione tra gli islamici di lingua italiana. Un giovane di Como tra le reclute su internet. I due albanesi bloccati aTorino e in Albania, dopo la partenza di un italo-marocchino residente nel bresciano, avevano individuato un altro aspirante combattente da inviare in Siria. Si tratta di un giovanissimo italo-tunisino residente in provincia di Como, ancora minorenne all'epoca dei primi approcci avvenuti sempre tramite Internet, che, inizialmente titubante, era stato progressivamente convinto ad aderire al Califfato di Abu Bakri Al Baghdadi.Proprio per rinforzare i suoi propositi di combattente, l'estremista arrestato oggi in Albania era appositamente venuto in Italia per incontrarlo. In applicazione della recenti misure di contrasto al fenomeno dei foreign fighters introdotte con il recente decreto legge antiterrorismo, il giovane italo-tunisino sarà sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza. Contestualmente, il questore di Brescia ha disposto la sospensione dei suoi documenti validi per l'espatrio.
Isis, smantellata una cellula di estremisti in Italia
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