Esteri

Accusato di molestie, si dimette il cardinale O’Brien

CITTÀ DEL VATICANO Da 98 anni nessun cardinale aveva più perso il proprio status. Eppure ieri è accaduto. Papa Francesco, ha reso noto il Vaticano, «ha accettato la rinuncia ai diritti e alle...

CITTÀ DEL VATICANO Da 98 anni nessun cardinale aveva più perso il proprio status. Eppure ieri è accaduto. Papa Francesco, ha reso noto il Vaticano, «ha accettato la rinuncia ai diritti e alle prerogative del cardinalato, espresse nei canoni 349, 353 e 356 del Codice di diritto canonico, presentata, al termine di un lungo itinerario di preghiera, da Sua Eminenza il cardinale Keith Michael Patrick O’Brien, arcivescovo emerito di Saint Andrews ed Edimburgo». Con questo provvedimento il Pontefice «manifesta ai fedeli della Chiesa in Scozia la propria sollecitudine pastorale e li incoraggia a continuare con fiducia il cammino di rinnovamento e di riconciliazione», scrive in un comunicato il decano del collegio cardinalizio Angelo Sodano. O’Brien, 77 anni, che rimane comunque vescovo, era stato coinvolto in uno scandalo sessuale con dei seminaristi e per questo rinunciò a partecipare all'ultimo conclave. Dopo le accuse, «d'intesa con il Santo Padre», nel maggio 2013, il cardinale aveva lasciato la Scozia «per alcuni mesi di rinnovamento spirituale, preghiera e penitenza». Nell’aprile 2014 linchiesta sullo scottante scandalo sessuale è stata affidata al vescovo Charles Scicluna, già Promotore di Giustizia della Congregazione per la dottrina della fede, oggi arcivescovo di Malta. L’annuncio sembra conseguenza a molti del risultato a cui è giunta l’inchiesta di monsignor Scicluna e la fondatezza delle accuse mosse all’ormai ex cardinale scozzese. L’ultima volta è accadutonel 1927, quando Pio XI accolse la rinuncia al galero (sollecitata) di Luis Billot, gesuita, dalle cui mani il Pontefice originario della Brianza aveva ricevuto cinque anni prima la tiara nel corso della cerimonia d'incoronazione. Nel caso di Billot, vi fu una perdita anche del titolo. Sul teologo non gravavano scandali a sfondo sessuale, ma la vicinanza all’Action Française di Charles Maurras, condannata nel 1926 dallo stesso pontefice

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