Esteri

Piange la tunisina Sandra Milo: "La violenza ormai è ovunque"

L’attrice tunisina è a Roma: "Il posto più tranquillo". "La Capitale sarebbe difficile persino per i terroristi"

Si commuove, confessa di aver pianto di fronte alla tragedia dell’attentato di ieri mattina al Museo del Bardo di Tunisi dove hanno perso la vita decine di persone tra cui diversi italiani. Sandra Milo ricorda anche la sua infanzia e quando la sua famiglia scappò dalla capitale tunisina quando lei avena poco più di 3 anni. La Milo, che in questi giorni è a Roma in una pausa del suo tour dedicato a Fellini («Federico come here»), è nata a Tunisi l’11 marzo 1933 e di quella città ha tanti ricordi.     Signora Milo, come ha vissuto la tragedia tunisina? «È stato disperante, terribile. Ho seguito le notizie minuto per minuto e ho pianto. Se penso che sono stata lì con i miei figli, poteva succedere anche a me. E poi era gente pacifista che visitava un museo. Sono fatti imprevedibili di cui non se ne capisce la ragione».     La ragione è il folle terrorismo dell’Isis che sparpaglia terrore ovunque può... «Ma siamo sicuri che sia proprio l’Isis e chi sono in realtà questi terroristi dell’Isis? Sono tante le associazioni violente che portano angoscia senza un fine se non il terrore stesso».     Ha parenti e amici a Tunisi? «Avevo un amico, ma anni fa con i primi disordini ha lasciato la città; poi, ci sono i parenti di mio padre con i quali non ho più contatti».     Com’era la situazione a Tunisi quando lei ci abitava? «Quello tunisino è un popolo tranqillo. Io ci sono nata, poi a 3 anni sono venuta via con la guerra d’Africa, papà si arruolò volontario e fummo costretti a fuggire perché la violenza dilagò. Mia nonna mi raccontava che durante la guerra aveva visto uccidere bimbi piccolissimi, li prendevano per i capelli e li sbattevano contro i muri fino a farli morire. Per anni non tornai più a Tunisi, poi non resistetti e la rividi ancora: è una città molto bella con il mare. Ora tutto è cambiato».     Cosa pensa delle persone che vanno in posti pericolosi sfidando la propria vita senza un motivo valido? «Sono degli sprovveduti. Personalmente, non andrei da nessuna parte, il posto più tranquillo, tutto sommato, è ancora l’Italia».     Eppure, anche Roma è stata minacciata dall’Isis... «Minacciano noi e tutto il mondo, ma non possono aggredire tutto il mondo. Da noi il cambiamento verso il peggio è iniziato con i figli dei fiori, poi con le brigate rosse, cominciava l’era della violenza che peggiora sempre più. Ma non credo che verranno a Roma perché è una città strana, difficile, non solo per chi la vive ma anche per i terroristi. Roma è un ginepraio per muoversi. Anche se Roma fa gola, è talmente inaferrabile e difficile che riuscirebbe a sconfiggere persino i teroristi».

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