Un candidato conservatore, Bejamin Netanyahu, diffidente verso l'estero e con un pallino per la sicurezza quasi estremo. Uno sfidante laburista, Isaac Herzog meno carsmatico, ma più aperto al compromesso. Israele domani al voto con 6 milioni di elettori che dovranno decidere se, dopo sei anni, l'era Netanyahu è arrivata al capolinea. A guidare la sfida al premier uscente del Likud è il blocco d'opposizione di centrosinistra Unione Sionista. Israele vota per le elezioni generali. I cittadini sono chiamati a eleggere i 120 membri della Knesset, cioè il Parlamento monocamerale del Paese. La formazione d'opposizione di centrosinistra pone una forte sfida al partito di destra al governo Likud, guidato da Netanyahu. Il suo discorso tenuto al Congresso lo scorso 3 marzo, senza averlo concordato preventivamente con la Casa Bianca, ha rappresentato il momento più basso nei rapporti fra i due governi. Herzog, 54 anni, è il leader del movimento d'opposizione Unione Sionista insieme a Tzipi Livni sembra uno sfidante improbabile per una società che solitamente preferisce i primi ministri dai toni decisi, ma gli ultimi sondaggi lo danno in vantaggio rispetto a Netanyahu, ipotizzando per Unione sionista 25 seggi contro 21 del Likud. Insomma, rischia di battere il premier uscente. I partiti in lizza sono 24, ma secondo i sondaggi soltanto 11 riusciranno a ottenere più del 3,25% necessario a entrare in Parlamento. La campagna elettorale. Il divario ha portato negli ultimi giorni il premier a lanciare accorati appelli all'unità della destra, mandando messaggi sempre più espliciti alla parte più oltranzista della base. Da qui la scelta di Har Homa, uno degli insediamenti più contestati tra quelli che circondano Gerusalemme Est, come luogo simbolo per il comizio finale e la promessa che finché ci sarà lui alla guida di Israele, uno Stato palestinese non vedrà la luce. "Chiunque lavori per creare uno Stato palestinese o intenda ritirarsi dal territorio sta semplicemnete cedendo territorio per attacchi di terroristi islamici contro Israele", ha affermato il premier. Nessuna incertezza invece per Herzog che alla vigilia delle elezioni ha ribadito la convinzione che sarà lui a vincere. "Sarò il premier di tutti, per la destra e la sinistra, per i coloni, gli ultra-ortodossi, i drusi, gli arabi, i circassi, per il centro e la periferia, per gli studenti e gli anziani", ha affermato. Una determinazione che in questi mesi ha dato i suoi frutti, dopo una partenza in sordina per il leader dei laburisti, conosciuto e apprezzato ma non certo considerato una scelta vincente contro Netanyahu. Per alcuni analisti, il voto imminente sembra più un referendum su Netanyahu e i suoi anni al governo che un classico scontro a due. Ma la decisione di Herzog di unirsi alla Livni per lanciare un fronte comune, dopo anni di mancanza di alternative plausibili nella sinistra israeliana, ha rivitalizzato l'opposizione. Herzog in piena campagna elettorale strizza un occhio al presidente Barack Obama, che in occasione di una sua vittoria, vedrebbe una concreta possibilità di veder realizzato quanto la comunità internazionale ha prospettato da tempo per il problema mediorientale: "due popoli, due Stati". Netanyahu o Herzog? Anche se formalmente Netanyahu non ha rinunciato all'obiettivo di una pace con due Stati, il negoziato con i palestinesi non appare fra le sue priorità. Il messaggio del premier fa breccia fra i molti israeliani che si sentono minacciati dall'integralismo islamico e dall'instabilità del Medio Oriente, da chi teme che la Cisgiordania possa trasformarsi in un'altra Gaza dominata da Hamas. Herzog non ha mai ricoperto incarichi di governo di primo piano. Accusa Netanyahu di aver trascinato il paese in uno stato d'isteria sulla sicurezza e di averlo isolato internazionalmente. Assieme alla Livni, con la quale intende alternarsi due anni ciascuno alla guida del governo, vuole riprendere il dialogo con i palestinesi e riavvicinarsi a Stati Uniti ed Europa. Per un sistema più stabile. Intanto, in attesa di conoscere il risultato, il capo di Stato, Reuven Rivlin, ha già fatto sapere che in caso di parità, punta a spingere per un governo di unità nazionale, mentre si studia una riforma elettorale che garantisca una maggiore stabilità. Un'opzione avversata esplicitamente sia da Netanyahu che dalla Livni. Ma bisogna vedere che risultato uscirà dalle urne domani.
Israele, Netanyahu: "In caso di vittoria dimenticate uno Stato palestinese"
Domani al voto 6 milioni di israeliani. Herzog in vantaggio sul premier uscente che annuncia: "Nessun compromesso. Nuovi insediamenti a Gerusalemme Est"
