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Assange "festeggia" i mille giorni recluso a Londra FOTO

Dal 19 giugno 2012 il fondatore di Wikileaks vive all'interno dell'ambasciata ecuadoriana a due passi dai magazzini Harrods. E oggi i "fan" si sono radunati sotto le sue finestre

LONDRA Mille giorni recluso in una stanzetta ecuadoriana. Al centro di Londra. Julian Assange trascorre qui, in un edificio in cortina a pochi metri dai famosi magazzini Harrods che ospita l’ambasciata della piccola nazione sudamericana, le sue ore, i suoi giorni, i suoi mesi, dal 19 giugno 2012. Data nella quale, durante una conferenza stampa, annunciò al mondo di aver accettato l’offerta di ospitalità propostagli dal presidente ecuadoriano Rafael Correa. Una soluzione “temporanea” che sembra non avere fine. A legare il giornalista australiano al cinquantunenne capo di stato, l’avversione alla politica statunitense. Il “matrimonio d’interesse” con Assange ha consentito a Correa anche di abbassare il volume sulle accuse che lo stavano travolgendo in patria riguardo i suoi tentativi di imbavagliare i media locali quando non allineati con le direttive di governo. Il fondatore di Wikileaks vive quindi nella “dependance” londinese dell’Ecuador, “autorecluso” in pochi metri quadri. Dispone di una stanzetta, di un cucinino, alcuni computer e una cyclette. Ammanettato in uno stallo politico nel quale si trova dopo aver pubblicato online, il 28 novembre 2011, centinaia di migliaia di documenti diplomatici statunitensi “top secret”. Durante la sua permanenza obbligata c’è stato spazio anche per il gossip. I tabloid britannici sono infatti impazziti lo scorso 16 luglio, quando divenne di dominio pubblico una fotografia che lo ritraeva, al termine di un allenamento effettuato su un tapis roulant, insieme all’ex-stella del Manchester United Eric Cantona. Iniziò la caccia alla notizia, vennero lanciate sui media tante domande. In attesa delle risposte, l’attenzione su di lui non accenna comunque a diminuire. Il mese scorso, Bernard Hogan-Howe, capo della polizia di Londra, aveva tirato giù la nota della spesa. Tra i poliziotti in servizio h24 per assicurare la vigilanza esterna dell’edificio, le squadre speciali schierate per evitare la possibile “evasione” di Assange e gli uomini impiegati per scongiurare il degenerare delle tante manifestazioni che vengono organizzate sotto le finestre del paladino della libertà di pubblicazione, il conto è salatissimo: oltre 10 milioni di sterline. Intanto, lo scorso venerdì, qualcosa è cambiato. Dopo mesi di rifiuti, i magistrati svedesi hanno accettato di interrogare Assange a Londra. Una decisione ormai obbligata per evitare che i reati a lui addebitati, tra i quali quello di stupro, finiscano nella cantina della prescrizione. Ma i suoi sostenitori non mollano e oggi hanno organizzato un picchetto per protestare contro lo stato di “autocostrizione” nel quale è intrappolato il loro mito. Decine di persone, armate di cartelloni riportanti slogan sulla libertà di pensiero e parola, hanno così invaso la grigia Hans Crescent street. Due ore di sostegno attivo che di certo Assange avrà apprezzato. Wikileaks è piena di documenti, di carte ormai non più segrete. Ma per scrivere la parola "fine" in calce a questa spy-story che, nella patria di James Bond, nulla ha da invidiare alle sue avventure, ci sarà ancora da attendere molto tempo.

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