Ennesimo rinvio nel procedimento intentato dall’India nei confronti di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i marò ingiustamente accusati della morte di due pescatori in un un mai chiarito incidente in acque internazionali. Il processo si è ormai «incartato» tra il Tribunale speciale di Nuova Delhi e la Corte suprema, massimo organo giudiziario indiano, in attesa uno della decisione dell’altra. Ieri il giudice Neena Bansal Krishna del Tribunale speciale di Nuova Delhi ha rinviato l’udienza al prossimo 7 luglio, in attesa che la Corte Suprema si esprima sul merito del ricorso presentato dai legali dei due militari. L’Italia si è infatti opposta al possibile utilizzo, nelle indagini, della polizia antiterrorismo, la Nia. E questo dopo che, martedì scorso, la cancelleria della Corte suprema aveva comunicato di aver completato l’istruttoria del ricorso, ma senza fissare la prossima udienza che deve esaminare nel merito il ricorso. L’udienza potrebbe essere calendarizzata forse già entro la fine di marzo, ma che si svolgerà prima del 7 luglio, il che potrebbe sbloccare la situazione, al momento non vi è certezza. E in tutto il caso, che ha preso il via il 15 febbraio del 2012, ormai più di tre anni fa, non c’è, in effetti, alcun punto fermo. Nemmeno l’assicurazione che contro i due non sarà utilizzata la legislazione speciale che prevede anche la pena di morte. «La Corte Suprema indiana invece di fugare ogni dubbio circa la non applicabilità della legge antiterrorismo ha deciso di rinviare a luglio la prossima udienza, lasciando appesa sul capo di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, la spada di Damocle della pena di morte», afferma con preoccupazione Ignazio La Russa, di Fratelli d’Italia Alleanza nazionale. «E pensare che ben due anni fa, sia Monti che De Mistura, si dicevano convinti che questo pericolo fosse scongiurato. Nel frattempo anche oggi, dopo l’ennesimo rinvio, dopo l’ennesima presa in giro che ha umiliato l’Italia e i suoi uomini in divisa, Renzi continua a tacere. Di lui ricordo uno dei tanti annunci: "Per i marò faremo semplicemente di tutto. Consideriamo il loro caso una priorità". Correva il giorno 22 febbraio 2014». Oggi sembra invece che su questo caso l’esecutivo voglia mantenere un profilo molto basso, tanto che, nei giorni scorsi, si era parlato della partecipazione di Massimiliano Latorre, attualmente in Italia per motivi di salute, ad una iniziativa ufficiale della Difesa. Progetto che però il dicastero diretto da Roberta Pinotti alla fine ha preferito non realizzare. Cosa che di certo non ha fatto piacere a Latorre che, intanto conta i giorni che gli mancano al ritorno a Nuova Delhi. Latorre, colto da ictus durante la sua permanenza in India, rispedito in Italia e qui operato al cuore, lo scorso 14 gennaio ha ottenuto dai giudici indiani il permesso di rimanere altri tre mesi nel nostro Paese per continuare le cure. Il suo rientro dovrebbe perciò avvenire il 14 aprile. Al marò è stata infatti concessa la proroga con l’impegno tassativo del rientro nel mese di aprile. Girone invece è sempre rimasto agli arresti domiciliari all’interno dell’Ambasciata italiana nella capitale indiana. «Prendiamo atto del rinvio - ha commentato il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni da Cuba - ma come è noto noi stiamo lavorando per una soluzione del caso basata sull’intesa politica tra i due governi. Questo resta il terreno del nostro impegno». E ancora: «La decisione dei giorni scorsi era un passaggio addirittura tecnico e amministrativo - ha spiegato Gentiloni - ma non ha comportato decisioni di merito. Del rinvio ne prendiamo atto», ha sottolineato ribadendo la linea del governo italiano basata sull’«intesa politica» con l’India. Un’intesa della quale dubitano fortemente molti dei politici che, ormai da anni, seguono il caso. «Renzi si svegli - afferma senza mezzi termini Maurizio Gasparri (FI) - L’udienza che dovrebbe risolvere la vergognosa vertenza dei nostri due marò è stata rinviata ancora a luglio. Un tempo lunghissimo e inaccettabile. Renzi in pochi mesi pretende di trasformare malamente l’Italia e poi permette che passino anni interi per risolvere una situazione gravissima come quella di Latorre e Girone. Questa totale indifferenza sua e dei suoi ministri è la misura della loro incapacità». «I nostri fucilieri - ha aggiunto - sono innocenti. Hanno fatto il loro dovere in una missione internazionale. Questo governo inadeguato a fronteggiare un caso che doveva da subito coinvolgere tutta la comunità internazionale fa vergognare di essere italiani». E non è solo l’opposizione a chiedere maggior vigore: «L’odissea dei marò deve finire - protesta Stefano Pedica del Pd - È patetico il continuo tira e molla del Tribunale indiano ed è ora di battere i pugni sul tavolo». «È evidente - ha aggiunto - che ci troviamo di fronte a una farsa, a una situazione di ricatto e di mancanza di rispetto nei riguardi dei ministri Pinotti e Gentiloni e del presidente Renzi. Il nostro governo non può accettare di essere preso in giro. Dobbiamo mobilitarci e iniziare a manifestare il nostro dissenso contro un paese che non rispetta i diritti umani e quelli internazionali. Questa è una vergogna che non può e non deve passare in silenzio».
Il giorno del giudizio non arriva mai per i marò
Ieri il giudice Neena Bansal Krishna del Tribunale speciale di Nuova Delhi ha rinviato l’udienza al prossimo 7 luglio LEGGI ANCHE Perfino gli indiani protestano
