Esteri

Ucraina, il ring diplomatico Ue e il braccio di ferro militare della Nato

Merkel e Hollande confessano: "Se falliamo sarà guerra". Il comandante supremo delle forze alleate in Europa, Breedlove: "Non possiamo escludere l'opzione militare"

Si gioca tutto in poche pose plastiche. Postura leggermente curva, guardia alta e fracassare di colpi l'avversario. Se il match ucraino si giocasse sul ring, il nostro Rocky e il loro Ivan Drago si affronterebbero fino all'ultimo senza risparmiare energie. Ma la tensione che si vive a Est non ha nulla a che vedere con lo sport. O forse si. E' diplomazia, geopolitica, strategia. Nel quadrato non c'è nessuno, nessuna gabbia, nessuno è confinato alle corde. Almeno, non ancora. I colloqui tra la delegazione europea, composta da Angela Merkel e Francois Hollande, e quella russa sembrano impantanarsi tra mille cavilli e sfumature che fanno sembrare Vladimir Putin, un temporeggiatore. Uno che, in fondo, vuole vincere per sfinimento. C'è aria pesante a Monaco di Baviera. "Non so se i colloqui di ieri con Putin porteranno ad una soluzione pacifica della crisi", afferma Merkel intervenendo alla conferenza sulla sicurezza. "Non è possibile una soluzione militare, ma bisogna sviluppare gli accordi di Minsk", aggiunge. La Russia deve fare la sua parte, fa sapere, precisando che i confini europei sono e devono restare inviolabili. Più ottimista il presidente dell'Europarlamento Martin Schulz che garantisce il sostegno l'iniziativa di Francia e Germania. Il piano di pace è "una delle ultime possibilità" per evitare la guerra, sottolinea invece Hollande. "Penso che sia una delle ultime possibilità, se non riusciamo a trovare un accordo di pace duraturo, conosciamo perfettamente quale sia lo scenario e il suo nome: si chiama guerra". Anche l'Alto rappresentante per la politica estera dell'Ue interviene sulla faccenda. "Senza il sostegno politico, finanziario e militare del Cremlino i separatisti non potrebbero fare quello che stanno facendo. Quindi Putin ha in mano gli strumenti per risolvere il problema". In un'intervista a Repubblica, Federica Mogherini ricostruisce il percorso che ha portato alla proposta di pace europea e l'ipotesi di dare armi all'Ucraina. Spiega che "se stai cercando una soluzione politica, come stiamo facendo noi con uno sforzo ai massimi livelli, fornire armi ad uno dei contendenti non mi sembra un gesto molto coerente". La posizione della Nato. Si negozia, si parla senza perdere la calma ache quando, dal punto di vista militare, i toni andrebbero alzati. Lo dimostrano le dichiarazioni dei vertici Nato. L'Occidente dovrebbe valutare la fornitura di equipaggiamento e armi all'esercito di Kiev, per fronteggiare i separatisti filorussi. Il comandante supremo delle forze Usa e Nato in Europa, il generale americano Philip Breedlove non crede che "dovremmo precluderci la possibilità dell'opzione militare", sottolinea, spiegando di non pensare a un intervento diretto nel conflitto, ma a un'assistenza alle forze armate ucraine. Breedlove giudica inoltre "completamente inaccettabili" le proposte avanzate finora da Putin che prevedono un'autonomia delle regioni filorusse dell'est repubblica sovietica. Più discreto il commento del segretario generale dell'Allenza Atlantica, Jens Stoltenberg, il quale sostiene l'iniziativa di pace in corso. I colloqui di Mosca. Ieri, a Mosca, il presidente russo, quello francese e la cancelliera tedesca hanno discusso per oltre quattro ore della situazione. Al momento, ricordano i media francesi, si sta lavorando ad un documento sull'attuazione dell'accordo di Minsk, firmato a settembre tra governo ucraino e separatisti filorussi per il cessate il fuoco. Accordo che, nei fatti, si teme essere ormai andato ko.

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