Fino a quando la carta della diplomazia può giocare un ruolo determinante lo decideranno i leader europei. Il presidente francese, Francois Hollande, e il cancelliere tedesco, Angela Merkel, volano a Kiev e domani saranno a Mosca per portare un nuovo piano di pace. Arriveranno in Ucraina poche ore dopo il segretario di Stato americano, John Kerry, che ha portato l'impegno a nuovi aiuti finanziari, e a cui i leader ucraini hanno chiesto armi per combattere i ribelli filorussi. In attesa che Kerry parli alla stampa, il vice-presidente Usa, Joe Biden, ha già avvertito che "non c'è una soluzione militare" alla crisi. Mosca, da parte sua, ha fatto sapere di essere pronta a un dialogo con Hollande e Merkel, ma che l'eventuale fornitura di armi letali da parte di Washington sarebbe considerata una minaccia alla sua sicurezza e costituirebbe un danno colossale ai rapporti tra Washington e Mosca. Intanto la crisi umanitaria è sempre più grave. Nell'est dell'Ucraina si continua a morire (19 vittime solo nelle ultime 24 ore). La situazione è particolarmente tesa a Debaltseve, strategico nodo ferroviario che collega Lugansk e Donetsk, assediata da giorni dai ribelli separatisti: l'Ue e l'Onu hanno nuovamente fatto un appello al cessate il fuoco immediato per consentire ai civili di poter fuggire dall'area. Non si conoscono i contenuti del piano di Hollande e Merkel, ma l'Ucraina non può attendere. "Si è passati dal disaccordo al conflitto, dal conflitto alla guerra, adesso si rischia la guerra totale". Il titolare dell'Eliseo ha spiegato che è un testo "accettabile da tutti" e che si basa "sull'integrità territoriale dell'Ucraina". A Bruxelles i ministri della Difesa della Nato... Si riuniscono per decidere come rafforzare la propria presenza sul fianco orientale: l'obiettivo è la creazione di una nuova forza di 5.000 uomini e sei centri di comando, in altrettanti Stati membri nell'est dell'Europa. "E' la risposta all'azione aggressiva della Russia che ha violato la legge internazionale e annesso la Crimea", ha spiegato il segretario generale dell'Alleanza, Jens Stoltenberg. Le decisioni si inseriscono nel contesto più ampio della modernizzazione della forza di reazione rapida creata nel 2003, attualmente di 13mila uomini, e che ora viene portata a 30mila uomini. I sei centri di comando dovrebbero essere ospitati nei tre Paesi baltici e in Polonia, Romania e Bulgaria e accogliere ognuno una quarantina di militari (la metà dei quali dei Paesi ospitanti). Un presidio nei paesi che più si sentono minacciati dalle mire espansionistiche di Mosca.
Ucraina, la Nato mostra i muscoli. Kerry a Kiev
Mosca ha fatto sapere di essere pronta a un dialogo con Hollande e Merkel. L'eventuale fornitura di armi letali da parte di Washington sarebbe considerata una minaccia alla Russia
