Una corte di giustizia egiziana ha condannato a morte di 183 sostenitori del gruppo sunnita dei “Fratelli Musulmani”. Tutti sono accusati di un attacco a una stazione di polizia avvenuto nel 2013, vicino il Cairo, che ha provocato la morte di ben 11 ufficiali. L’attacco ebbe luogo dopo che la decisione delle forze militare egiziani di colpire duramente la Fratellanza e deporre il presidente eletto Mohammed Morsi. Ad oggi sono centinaia le sentenze di morte applicate contro i sostenitori di Morsi, ma nessuna è mai stata eseguita. Nel frattempo l’ex presidente è sotto processo con l’accusa di spionaggio; il processo riprenderà il 15 febbraio, dice la Mena, l’agenzia stampa egiziana. Con altri dieci "big" del passato regime è accusato di aver passato documenti classificati al Qatar e alla rete di al Jazeera locale. Morsi sta già affrontando altri tre processi, incluso un altro sempre di spionaggio. Potrebbe rischiare la pena di morte se dovesse risultare colpevole. Il mese scorso le sentenze di morte comminate a 37 persone sono state annullate nel processo di appello. Gli imputati erano accusati di essere i responsabili di un attacco a una stazione di polizia a Minya, a sud del Cairo, lo stesso giorno di quello avvenuto a Kerdasa. Nel processo originale erano state condannate all’ergastolo 377 persone, tutte in contumacia. Le Nazioni Unite si sono schierate contro questo modo di procedere, dichiarando i processi multipli una cosa “senza precedenti”. L'attuale presidente, Abdul Fattah al-Sisi, successore di Morsi, è un ex capo militare molto criticato per la sua politica ferrea contro gli estremisti islamici. Infatti sono centinaia le persone, principalmente islamiche, che sono state uccise dopo la deposizione del precedente presidente. Nelle città si continua a morire. Due donne sono morte e altre quattro persone sono rimaste ferite, tutti membri della stessa famiglia, in seguito al fuoco incrociato tra polizia e militanti nel nord della penisola del Sinai, in Egitto. Lo riporta l’agenzia di stampa Efe. L'episodio è avvenuto a sud di Rafah, vicino alla frontiera con la Striscia di Gaza, nella stessa area dove giovedì una serie di attacchi contro le forze di sicurezza ha provocato oltre trenta vittime. Voto confermato. Il continuo spargimento di sangue però non ferma la politica. La recente ondata di attentati che ha colpito la penisola del Sinai non bloccherà lo svolgimento delle elezioni parlamentari in Egitto, che si svolgeranno in due fasi a partire dal 21 marzo. Lo assicura il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, incontrando i rappresentanti di alcuni partiti politici nel teatro El-Galaa, al Cairo. Secondo quanto riferito dal sito on line del quotidiano Al-Ahram. A pochi giorni dalla serie di attacchi che hanno provocato almeno 30 morti nel governatorato del Sinai del Nord, al-Sisi ha sottolineato che «l'obiettivo principale dei terroristi è fermare le elezioni parlamentari in Egitto, che rappresentano l'ultima tappa della roadmap», iniziata con la destituzione nell'estate 2013 dell'ex presidente Mohamed Morsi
Egitto, condannati a morte 183 Fratelli Musulmani
Sono accusati dell'attacco ad una stazione di polizia avvenuto nel 2013. Il 15 febbraio riprenderà il processo all'ex presidente Morsi
