Esteri

Vanni Angeli «profeta» del giornalismo

Negli anni Sessanta i giornali si stampavano ancora «a caldo», attraverso la fusione del piombo, ma lui, Vanni Angeli, ai tempi redattore capo de Il Tempo, il più giovane in Italia con quella carica,...

Negli anni Sessanta i giornali si stampavano ancora «a caldo», attraverso la fusione del piombo, ma lui, Vanni Angeli, ai tempi redattore capo de Il Tempo, il più giovane in Italia con quella carica, parlava di computer, di quotidiani che potevano essere letti senza essere stampati, di immagini che avrebbero potuto fare il giro del globo in un attimo. Tanto che qualcuno lo soprannominò il «profeta della cibernetica». In ricordo di Vanni Angeli, classe 1929, scomparso giusto dieci anni fa, sarà celebrata una Messa, domani, domenica 25 gennaio, alle 11, nella chiesa di San Saturnino, nella omonima piazza romana. In quel quartiere Trieste che lo vide ragazzo, appassionato di politica e comunicazione. Vanni Angeli iniziò a lavorare nell’Italia devastata dalla guerra. Arrivato a Il Tempo divenne in breve il giornalista preferito del fondatore-editore-direttore Renato Angiolillo, che gli affidò la fattura quotidiana del suo giornale. All’insegna di una comunicazione nuova e dinamica nei primi anni Settanta passò alla vicedirezione del settimanale Gente, allora tra i più venduti d’Italia. Poi, sempre precedendo il futuro, all’inizio degli Ottanta fondò, con l’editore Rusconi, Quinta Rete, una delle prime e più seguite tv libere, che, acquisita poi da un giovane Silvio Berlusconi, sarebbe divenuta Italia1.

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