Esteri

L'Isis chiede 200 milioni di riscatto Il Giappone dice no

Lo Stato Islamico minaccia di uccidere due ostaggi giapponesi ma il premier Abe è inamovibile: "Bisogna confrontarsi con i terroristi senza dargli niente in cambio"

Minacciano di ucciderli senza pietà. L'Is ha in mano due ostaggi giapponesi e il coltello si avvicina sempre di più alle loro gole, a meno che Tokyo non si decida a sborsare duecento milioni di dollari entro 72 ore. I due uomini rapiti sarebbero Kenjii Goto Jogo e Haruna Yukawa. In un video postato sulla rete, un uomo mascherato e avvolto in una tunica nera, tiene un coltello sopra la testa dei due uomini inginocchiati e vestiti di arancione. L'uomo fa riferimento al supporto che il Giappone fornisce alla coalizione a guida americana, che sta cercando di disintegrare l'Is in Iraq e Siria: «Nonostante siate lontano oltre ottomila chilometri da qui, avete volontariamente preso parte a questo crociata».  Ma il Giappone non si piega. Il primo ministro Shinzo Abe inuna conferenza a Gerusalemme risponde netto: «La comunità internazionale deve confrontarsi con i terroristi, senza dargli niente in cambio». Niente riscatti quindi. Almeno non ufficialmente. Abe nel frattempo ha dato ordine agli ufficiali giapponesi di affrontare la situazione. Il ministro degli Esteri nipponico, a Tokyo, ha confermato che il governo sta valutando l'autenticità del video, prima di agire. L'agenzia stampa Kyodo fa sapere che Yukawa ha 42 anni e si crede sia stato catturato in Siria ad agosto, mentre era in viaggio con i ribelli. Ha una compagnia a Tokyo che fornisce servizi di sicurezza. Online sono disponibili i suoi video pubblicitari che raccontano delle sue attività in Siria e Iraq. Secondo la Reuters, però, la storia sarebbe diversa. Yukawa sarebbe quella che nel gergo tecnico viene definita una “lost soul”, un'anima persa, ossia qualcuno che parte per l'Oriente in cerca di se stesso. Lo avrebbe fatto dopo la perdita della moglie, dei suoi affari e della casa. Tutto nell'arco di un decennio. Gli ufficiali giapponesi di stanza in Giordania erano già al lavoro per ottenere il suo rilascio. Delle “conversazioni” erano state avviate con i gruppi che, plausibilmente, lo avevano in ostaggio. Goto invece è un giornalista freelance, che ha fatto dei reportage in Giappone, occupandosi di Siria solo dopo la battaglia di Kobani. Il suo ultimo tweet risale al 23 ottobre. La sceneggiatura del filmato postato in rete è già nota. In un panorama squallido con un richiamo esplicito a Guantanamo, sembra il preludio della fine, come è avvenuto per gli ostaggi americani e inglesi. L'Is ha cominciato a pubblicare i suoi video atroci di decapitazione da agosto, dall'omicidio spietato di James Foley. Dopo la sua morte, è toccato agli inglesi Steven Sotloff e Alan Henning e all'americano Peter Kassig. Sempre ad agosto gli americani hanno cominciato a colpire seriamente l'Is, nel tentativo di dare una mano alle truppe irachene. In seguito, la campagna si è intensificata arrivando a colpire l'IS anche in Siria a settembre, con il supporto della coalizione internazionale che include anche dei paesi arabi. Il Giappone, che dalla II Guerra Mondiale non è autorizzato a usare la forza militare, se non per autodifesa, non ha preso parte agli attacchi aerei. Ma nel suo discorso di domenica tenuto a Il Cario, Abe ha dichiarato di aver autorizzato l'uso di duecento milioni di dollari per aiutare i paesi a “contenere” l'Isis, cercando di costruire infrastrutture e allenare uomini. E l'uomo mascherato sembra riferirsi proprio a questa cifra, quando parla dei duecento milioni come riscatto. Abe ha comunque assicurato che la sua politica non cambierà. Per il primo ministro non è la prima volta che si deve confrontare con una crisi ostaggi. Già a gennaio del 2013 ci fu il caso dei dieci cittadini giapponesi rapiti in Algeria.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.