Esteri

India, rilasciati i due italiani detenuti da 5 anni per omicidio

Annullata la sentenza di ergastolo. I familiari della vittima: "Abbiamo appreso la notizia da internet. L'Ambasciata non ci ha fatto neppure una telefonata"

C'è felicità e soddisfazione tra i familiari di Elisabetta Boncompagni e Tomaso Bruno, i due ragazzi rispettivamente di Torino e di Savona, da cinque anni detenuti in India con l'accusa di aver ucciso il loro compagno di viaggio e per questo condannati all'ergastolo, pena annullata oggi dalla Corte suprema indiana. "Sono felice e contenta che finalmente giustizia è stata fatta", commenta la mamma di Tomaso, Marina Maurizio, che negli ultimi 5 anni almeno due li ha trascorsi in India per stare accanto al figlio. Quanto ai tempi del rientro in Italia di Elisabetta e Tomaso, la mamma del giovane precisa: "Sono in contatto con l'ambasciatore. I ragazzi sono già stati informati della sentenza. Quando il dispositivo arriverà in carcere, entro 24 ore dovrebbero essere liberati, se la cosa si risolverà in tempi brevi li aspetteremo qui, altrimenti non escludo di tornare in India a riprenderli". E gioia immensa esprime anche il papà di Elisabetta, Romano Boncompagni. "È una gioia immensa e anche un pò imprevista, ma siamo molto felici". Sottollinea che la speranza non è mai venuta meno. "Certo le lungaggini e la burocrazia di questi anni ci hanno un pò amareggiati, ma non ci siamo mai persi di coraggio". I familiari della vittima. Delusione, invece negli occhi di Stefania Montis, la sorella di Francesco Montis, morto nel 2010 in India. "Siamo molto delusi perché non ce l'aspettavamo". E' il primo commento alla sentenza di assoluzione. La mamma del giovane, Rosa Concas, per anni titolare di un lavasecco, ora in pensione, è rimasta colpita e provata e così suo marito Angelo, allevatore in pensione. "Dall'ambasciata italiana non ci hanno fatto neppure una telefonata", lamenta ancora Stefania. "Dopo la seconda sentenza ci avevano detto che ci avrebbero fatto sapere e invece non si è più sentito nessuno". Negli anni scorsi a più riprese si era detto che i familiari di Francesco Montis fossero convinti che nella morte del loro congiunto nessuna responsabilità avessero i due compagni di viaggio. "Non è vero nulla", dichiara adesso Stefania. "Sono state dette e scritte tante cose non vere. Ad esempio non è vero che mio fratello stava male e prendeva tranquillanti per dormire. Mio fratello stava bene. Lo avevo sentito due giorni prima. Mi aveva riferito che aveva un po' di mal di schiena, ma non si muore di mal di schiena". Stefania Montis ricostruisce quel drammatico viaggio di Francesco che si era concluso tragicamente nella città indiana di Varanasi nel Nord-Est dell'India. "Mio fratello", racconta, "viveva a Londra dove organizzava feste ed eventi. Da anni desiderava fare un viaggio in India. Erano partiti in undici in occasione del Capodanno. Poi, una volta in India si erano divisi e mio fratello insieme agli altri due suoi amici aveva deciso di trattenersi oltre". Stefano era fidanzato con con Elisabetta Boncompagni, ricorda ancora la sorella di Montis, che però adesso rivela: "Ma mio fratello, qualche giorno prima di morire, mi aveva riferito che lui aveva deciso di lasciarla". Poi quella drammatica telefonata a Terralba e la notizia del decesso. "Mio fratello non è stato trovato morto nella stanza d'albergo, è morto in ospedale", puntualizza ancora Stefania Montis. "In albergo l'avevano trovato agonizzante: gli inquirenti hanno sempre detto che è morto per strangolamento, ma sul suo corpo c'erano le tracce di sette colpi inferti con un oggetto contundente".

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