Esteri

Vanessa e Greta, siete libere grazie a noi. Ricordatevelo

Sogni e utopie delle due giovani che manifestavano per i combattenti in Siria Accuse all’Onu e viaggi folli a Damasco. Il lungo sequestro le avrà cambiate?

Bene, bentornate. Sventoliamo la bandiera, come si conviene quando due giovanissime che hanno rischiato la vita nelle mani in quella che attualmente è la parte più in voga della feccia dell’umanità, possono finalmente rituffarsi nell’affetto dei loro cari. Però, care Greta e Vanessa, c’è una brutta notizia per voi. Non siete libere, proprio no. C’è un’altra libertà, infatti, che va conquistata. E per la quale, stavolta, dovete fare da sole, perchè non arriverà la cavalleria. È la libertà del discernimento, quella libertà di movimento (nel senso di testa, di cuore) che è propria solo di chi ha la consapevolezza di qual è il mondo a cui appartiene. Anche di fronte a un caso come questo, l’Italia si è divisa in due. Basta andare a vedere, per credere, in quel grande termometro di pulsioni umane che sono i social network, oppure nella parte sottostante gli articoli dei siti di informazione, che ai social sono collegate. È il nostro nuovo Bar Sport. C’è chi fa il logorroico, il finto intellettuale, l’amorfo, l’ovviocrate e chi sputa per terra. C’è insomma, tanta normalità. Divisa, appunto, in due, cosa che qui da noi (ma a quanto risulta anche in Siria) riesce benissimo. E così c’è chi pensa che queste due ragazze fossero delle eroine, orgoglio del Paese e «magari ce ne fossero tante come loro». E c’è chi, invece, non ha resistito nello sfogo nei migliori casi cinico, e in quelli peggiori becero e sgradevole. E all’inizio di questa storia, scriveva «tenetevele», o ancora «potevano fare volontariato in Italia». E magari, dopo la bella notizia di ieri, si è precipitato a maledire il riscatto pagato mentre qui da noi c’è gente che fa la fame. Se, tra queste due scuole di pensiero, una terza via è possibile, probabilmente si annida nella convinzione che non sempre il fine giustifica i mezzi. Che le buone intenzioni non possono mai essere una coperta ben tessuta, anzi, stando in tema, damascata, da mettere sopra i tanti presupposti sbagliati. Voler fare del bene non cancella il trampolino da cui si prende la spinta, specie se quel trampolino è fatto di superficialità, pressapochismo, suggestioni alla cieca. Queste due ragazze non erano nuove ad esperienze di cooperazione, vero. Ma si sono introdotte in una delle zone più pericolose del mondo per realizzare un progetto umanitario messo in piedi alla bell’e meglio, né una Ong, né una Onlus, ma una semplice associazione di tre persone. Senza le dovute cautele. E si erano messe in contatto con persone evidentemente pericolose. La stessa Vanessa Marzullo, in una video intervista di qualche tempo fa si doleva della mancanza di informazione che si fa sulla guerra in Siria: «dicono terroristi a persone con cui io la sera prima ho parlato su skype». Eccola là, la svolta, il pericolo. I cattivi che si affacciano dietro l’angolo di quel sogno di un mondo migliore. Quel sogno che non è rotondo, ma ha tanti, troppi spigoli, quando non si ha contezza piena a cosa si corre incontro. Che è emerso, tutto insieme, in quel filmato del 31 dicembre. Dove quei volti, che fino ad allora conoscevamo sorridenti dalle foto apparse qua e là su Facebook, vengono fuori pallidi, in contrasto con i veli scuri in cui sono avvolti, gli occhi invisibili perché rivolti a terra. È quella fase in cui conta solo una cosa. Non scrivere su Facebook che l’Onu fa schifo. Neanche farsi fotografare con la bandiera del gruppo Liwa Shuhada, compagine di islamisti vicina al gruppo Al Nusra indiziato del rapimento. Non conta neanche inneggiare alla guerriglia. E forse, addirittura, aiutare quei poveri bambini siriani. Conta solo la vita, la propria vita. Che forse, nel detestato mondo degli egoisti, dei provinciali, di quelli che non capiscono mai, è difesa e tutelata, al contrario di quanto avviene nella parte di mondo degli «amici» che probabilmente dicevano «venite» e poi si sono trasformati in perfidi carcerieri. È così, infatti, che funziona. Ti invitano a cambiare il mondo, ma poi loro cambiano te. Per distruggere il tuo, di mondo. È questo il nodo, care Greta e Vanessa. E i cattivi veri non sono quelli che vi stanno dicendo che ve la siete cercata, ma quelli che voi siete andate a cercare. Nella sprizzante, ingovernabile forza dei vostri vent’anni che forse vi rende certo più coraggiose di quelli che se la vanno a spassare a Ibiza ma, visto le cose scritte da voi che abbiamo letto, non migliori. Né, onore delle armi, peggiori. Vent’anni, e vive. Grazie a Dio, o Allah Akbar, a questo punto scegliete voi. Sventolate una bandierina. Italiana, però.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.