Esteri

Il Papa: «I Magi simbolo degli uomini che cercano Dio»

CITTÀ DEL VATICANO Papa Francesco è vicino ai militari italiani impegnati nella missione Unifil al confine tra Libano e Israele. A loro ha indirizzato un telegramma, esortando all’«impegno comune di...

CITTÀ DEL VATICANO Papa Francesco è vicino ai militari italiani impegnati nella missione Unifil al confine tra Libano e Israele. A loro ha indirizzato un telegramma, esortando all’«impegno comune di istituzioni civili, militari e religiose per il dialogo e la fratellanza tra i popoli». Lo ha riferito l'ordinario militare per l'Italia, monsignor Santo Marcianò, che ieri ha celebrato la Messa per la pace con i militari italiani in Libano, impegnati nella missione sotto l'egida dell'Onu. Nel giorno dell’Epifania, il Papa, che ha anche benedetto il tradizionale corteo in costume giunto in piazza S. Pietro, ha detto all’Angelus che «i Magi giunsero per adorare il Neonato e offrirgli doni simbolici. Con il loro gesto testimoniano che Gesù è venuto sulla terra per salvare non un solo popolo ma tutti in una manifestazione dell'amore e della salvezza universale di Dio senza riservare l'amore ad alcuni privilegiati ma vuole essere il salvatore di tutti. L'amore di Dio è umile - ha aggiunto - L'esperienza dei Magi evoca il cammino di ogni uomo, anche per noi cercare Dio vuol dire camminare. La stella che è in grado di guidarci è la parola di Dio che è luce che orienta il nostro cammino». «Ricordatevi bene - ha detto a conclusione della preghiera - la vita è un camminare, camminare sempre, cercando Dio, camminare attenti, instancabili e coraggiosi. E manca ancora una cosa: camminare con la luce, la luce è il Vangelo, la parola di Dio. Sempre col Vangelo in tasca, nella borsa, per leggerlo sempre». In precedenza, durante la Messa nella basilica vaticana, Francesco aveva sottolineato che «i Magi rappresentano gli uomini e le donne in ricerca di Dio nelle religioni e nelle filosofie del mondo intero: una ricerca che non ha mai fine» mentre al contrario «Erode è l'uomo di potere, che nell'altro riesce a vedere soltanto il rivale. E in fondo egli considera anche Dio come un rivale, anzi come il rivale più pericoloso».

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